Isola UNDERground

Trekking urbano nel quartiere Isola


Il prossimo 13 giugno (domenica) Isola Pepe Verde e APE Milano promuoveranno un trekking urbano, dedicato ai movimenti sociali e alle espressioni underground che hanno caratterizzato il rione e ancora oggi vi si esprimono.

L’appuntamento per tutte e tutti è alle ore 14.30 (vere!), di fronte ai giardini Baiamonti Verde Comune.

La mappa

Il prossimo 30 maggio, in occasione dell’annuale Festa di Isola Pepe Verde, presenteremo l‘escursione narrata, e la mappa cartacea che accompagna l’attività. Di seguito una versione “aumentata” dei contenuti che trovate sulla cartina fisica: contenuti multimediali, nuovi layer della mappa, testi più esaustivi.

Buona visione, buona lettura, buon ascolto!

Era nativo di Rokovoko, un’isola lontanissima a sud-ovest. Non è segnata in nessuna carta: i luoghi veri non lo sono mai.
Herman Melville, Moby Dick

Le tappe del percorso

Un click su ciascuno dei punti tappa, offre un’esplosione dei testi presenti in mappa, e dello storytelling che caratterizza l’itinerario


Re nudo

Re Nudo è una delle prime e più rilevanti riviste dell’underground non solo milanese.

Attiva nella sua prima versione dal 1970 e il 1975, tornerà in successive riedizioni fino ai giorni nostri. A partire dal 1973 apre un circolo controculturale nella redazione di via Maroncelli 14 (sgomberato l’anno successivo) la culla progettuale dei raduni pop, i Festival del proletariato giovanile, che animeranno la tarda primavera del Parco Lambro dal 1974 al 1976, ma anche le estati di Zerbo e dell’Alpe del Vicerè. Andrea Valcarenghi ne fu direttore nel primo quinquennio di vita.

Deposito Bulk

Il Deposito Bulk, tra il 1997 e il 2005, è stato un centro sociale autogestito con sede prima in viale Don Sturzo, quindi in via Bramante angolo Cimitero Monumentale.

All’interno di un grande stabile industriale, per anni colmo di rifiuti e macerie, ha trovato spazio una comunità effervescente e capace di inondare la città di vertenza politica, concerti, hacklab, una ciclofficina, e laboratori di lotta alla precarietà.

La videoincursione

Comitato di quartiere e Centro sociale Isola

il Comitato di Quartiere Isola viene costituito nel 1971. La sede era in un negozio di proprietà comunale che aveva la saracinesca su via Borsieri, accanto ad una salumeria d’angolo, e l’ingresso dal portone di via Pastrengo 1. Si trattava di una casa popolare fatiscente, che fu ristrutturata molti anni dopo insieme a Pastrengo 3, spostando gli abitanti nelle case parcheggio di via Volturno. I locali usati dal CdQ erano stati lasciati liberi dalla locale sezione del PSI dopo che la stessa aveva appena subito un attentato dinamitardo senza conseguenze per le persone. In questa sede si è dunque costituito il primo CdQ Isola. Esauritasi l’esperienza del CdQ nel 1979, i locali ospitarono prima Rifondazione Comunista (compagni Luigi Ardemagni e Renato Capelli) con aperture alla IV Internazionale (Ciro Attanaso) e successivamente il PCDI.

Le assemblee del CdQ erano sempre molto affollate, con presenza di anche 50-100 persone, che spesso dovevano accontentarsi di sentire qualcosa restando fuori, nel cortile, ma, come si diceva, l’importante era esserci, partecipare e spesso gli scambi tra le persone erano importanti di quanto dicesse l’oratore di turno. Tutto questo fermento era  ben comprensibile alla luce dei tempi, ma soprattutto delle condizioni del quartiere e delle minacce incombenti. Le case, sia private che pubbliche, erano infatti molto degradate in quanto né i privati né il Comune ne curavano il mantenimento, sia per risparmiare, che per speculare in attesa del nuovo Piano Regolatore. Da anni infatti il Comune cercava di portare a termine la cosiddetta variante Cannarella che avrebbe sventrato il quartiere creando l’asse attrezzato e lasciando spazio al nascituro Centro Direzionale. Le lotte degli abitanti e alcuni piani alternativi (tra cui quello di un gruppo di Architettura che prevedeva la ristrutturazione delle case popolari comunali con ampi spazi comuni al piano terra, come lavanderia,spazi gioco per bambini, luoghi di incontro per tutti ecc) non bastavano a frenare gli appetiti privati. Era infatti più vantaggioso magari rinunciare agli affitti, ma spingere gli abitanti ad allontanarsi per lasciare libere le case. Molti eran dunque gli appartamenti sfitti, sia nel pubblico che nel privato. Questo gridava vendetta per coloro che la casa non l’avevano, e nel CdQ si discuteva come affrontare il problema. Tra l’altro era il periodo in cui a Milano iniziavano le prime occupazioni, ricordiamo viale Famagosta,via Morigi, viale Zara e così via, anche se soprattutto in case di proprietà pubblica.

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Le condizioni igieniche erano compromesse, la maggioranza degli stabili erano a ringhiera con gabinetti esterni poco curati, e negli appartamenti, soprattutto mono e bilocali, c’era solo un lavandino e gli attacchi del gas. I servizi sociali e sanitari erano ancora carenti e frammentari, e non era ancora arrivata la legge di riforma e riordino del 1978 che avrebbe superato le mutue e creato i primi nuclei di medicina territoriale. Andavano tuttavia diffondendosi in città i consultori femminili, privati e autogestiti da gruppi di donne, o gli SMAL, servizio di medicina del Lavoro pubblici, il primo dei quali fu realizzato in quegli anni a Sesto San Giovanni. Questi servizi sarebbero poi confluiti nelle Unità Sanitarie Locali della L.833/78 per realizzare il Servizio Sanitario Nazionale in una ottica di universalismo, equità e territorialità e a finalità preventive, terapeutiche e riabilitative. Le condizioni dell’Isola, anche in questa prospettiva di cambiamento, sono ben descritte nei lavori realizzati dal CdQ nel 1975 ad opera delle compagne studentesse assistenti sociali (“ Esperienze di lavoro politico e di ricerca empirica in un quartiere popolare della zona 2: L’ISOLA “) e  dei compagni studenti di medicina  (Pellegrini M., Peduzzi P., Re E., Riboli E. Rilevazioni socio-sanitarie in due quartieri popolari di Milano, Unità Sanitaria VIII:31,1978). 

Sul versante sociale la povertà era diffusa, anche in quanto le fabbriche iniziavano a soffrire, la Brown Boveri era già chiusa (e il suo pavimento di legno era saccheggiato ad uso riscaldamento domestico), la immigrazione a Milano cresceva senza corrispettivi occupazionali, e dunque problematico era il pagamento delle bollette della luce e del gas. Assenti dicevamo i servizi pubblici, come ambulatori o consultori, ma anche asili e materne. Scarsa l’edilizia pubblica e prevalenti gli inquilini in case private in stato di degrado. Gli abitanti del quartiere, per la maggioranza operai e piccoli artigiani, sia milanesi che immigrati dal sud, conducevano un’esistenza del tutto condizionata dalle esigenze di sopravvivenza, malgrado la presenza degli stimoli provenienti dalla parrocchia di don Bussa, il cinema di via Garigliano, il Teatro Verdi e la discoteca gay presso la cascina Romagnina di via De Castillia. Al CdQ si discuteva di tutto questo, e chi ne discuteva erano tanti e di diversa provenienza. C’erano infatti alcuni abitanti storici particolarmente sensibili  (come Cesarina,Ciccio,Marco,Michele), giovani studenti arrivati ad abitare in quartiere (come Carla, Lorenza e Simonetta), compagni dei gruppi (Dario, Demo, Edoardo, Giorgio, Marcella, Maurizio e Sandro), rappresentanti dei partiti tradizionali PSI, PCI, PDUP,  operatori dei servizi sociali e sanitari, tecnici e intellettuali “della città” (gli architetti Criscione, Valeria Erba, Saverio Tutino e Gigi Riccardi, che avrebbe poi fondato ciclobby, e la sua compagna Rosanna Turri, impegnata nei servizi sociali). Ma non si trattava solo di nomi, fortissima era la contaminazione tra persone e gruppi, e la cosa più bella era che nessuno ambiva a mettere nessun cappello alle iniziative, nè personale, nè di partito, l’importante era fare, e fare insieme, ciò in cui si credeva. Tra i gruppi, molto attivi e tra di loro collaborativi pur nelle diversificazioni proprie del periodo, spiccavano Avanguardia Operaia, Lotta Continua e il Movimento Studentesco, il “Comitato antifascista”, con lo sfioramento di altri come Lotta Comunista, che aveva la sede poco lontano, e il PC(ML).

Tutto questo fervore di dibattito iniziava a produrre varie iniziative di lotta, per la casa soprattutto, contro le vendite frazionate e per la manutenzione degli stabili, ma anche per il destino del quartiere contro i progetti del Centro Direzionale e dell’asse attrezzato. Lo spazio di via Pastrengo non era più sufficiente e nemmeno era tollerabile assistere passivamente allo svuotamento e abbattimento di interi edifici. Philips e Brown Boveri alla fine degli anni 70 avevano iniziato a smantellare le loro sedi di via De Castillia, l’edificio all’angolo tra De Castillia e Borsieri era già stato abbattuto, ed era in via di sgombero anche l’asilo delle suore d’Egitto, sito al civico n. 11 di via De Castillia, proprio dove sarebbe poi sorto il bosco verticale. Fu così che nel 1973 si decise di occupare l’asilo. Le suore stavano già sgombrando e quando il CdQ si presentò loro con l’idea di farne un servizio per il quartiere, anziché barricarsi in attesa della polizia, la Superiora consegnò le chiavi. Quando, poco dopo, arrivò la DIGOS le suore dissero che non era successo nulla, e il CdQ ne prese possesso. In una silenziosa alleanza, la “convivenza” con le suore durò poi ancora un mesetto finchè se ne andarono. A quel punto un corteo di genitori e ragazzini entrarono festanti nei locali che, purtroppo erano già stati privati dei servizi essenziali, come servizi igienici e utenze (v.foto). Lo stabile corrispondeva al numero 11 di via De Castillia (proprio a fianco dell’attuale bosco verticale) e arrivava quasi fino a via Confalonieri a fiancheggiare lo stabile industriale che sarebbe poi diventato la stecca degli artigiani. Questo edificio fu poi abbattuto in una notte di nebbia del 1977.

Fin da subito lo spazio fu utilizzato per il quartiere, resistendo a tutte le pressioni particolari che pervenivano, compresa la richiesta di Dario Fo e del suo teatro La Comune. L’asilo delle suore divenne così la sede del Centro Sociale Isola. Praticamente continue erano le riunioni tra i compagni per dare vita alle numerose idee e progetti che via via si sviluppavano.

iniziative:

Lotta per la casa.

 I proprietari lasciavano degradare le case per poi vendere i terreni e iniziare la speculazione, fu fatta una analisi dettagliata delle condizioni abitative per far risaltare le problematiche (infiltrazioni, wc rotti, muffa, scrostature ecc. In questa fase si godeva dell’appoggio dell’assessore socialista Tortoreto (la giunta era PSI-PCI) e di  Giovanna Accardo, del MS compagna di Criscione .

– Furono presentati diversi ricorsi contro le vendite frazionate e i nuovi progetti urbanistici da parte soprattutto dei compagni  del gruppi Chiama Milano, sostenuti da Milly Moratti che assunse le spese degli avvocati di Milano e di Roma per i ricorsi al TAR Lombardia e al Consiglio di Stato, questa battaglia fu parzialmente vincente risultandone il blocco edilizio sull’area Ligresti, bloccata per più di  5 anni e costretta a ridurre le volumetrie

– Nel 1973 fu occupata l’area d’angolo tra Borsieri e De Castillia per farne un campo giochi (v.foto) e successivamente furono occupati appartamenti e case abbandonate, sia privati che pubblici (De Castillia, Pastrengo, Ugo Bassi, viale della Liberazione, Abbadesse). Alcune di queste occupazioni durarono pochi giorni altre lunghi anni e inverni non sempre clementi.    

 Lotta contro l’asse attrezzato 

– il CdQ si è da subito impegnato nel contrasto al piano regolatore (PIR) che prevedeva la costruzione dell’asse attrezzato e lo sviluppo del centro direzionale con l’immissione in quartiere di 1 milione di mc di cemento, ciò malgrado la giunta di sinistra a sindaco Pillitteri, socialista, appoggiata dal PCI  

Sistemazione dei locali

Fin da subito il CdQ si impegnò nella risistemazione dei locali abbandonati dalle suore e rovinati per impedirne l’utilizzo. L’architetto Saverio Tutino si impegnò per ottenere il riallacciamento della corrente elettrica, e da lì partirono senza sosta i lavori per riattivare i servizi, reimbiancare le pareti, attrezzare le sale riunioni e i locali per le diverse attività.

Attività scolastica:

Fu organizzato un asilo autogestito dai genitori e dai compagni studenti. Si arrivava al mattino con le mamme e i piccini, un pò come accadeva quando c’era l’asilo delle suore, i piccoli mangiavano quello che portavano loro i genitori, ma anche quel che proveniva dai compagni delle fabbriche. Ricordiamo quanti tortellini mangiati tutti i giorni per sostenere gli operai che occupavano il pastificio Fioravanti. 

Fu anche messa in piedi una scuola popolare serale per il conseguimento della licenza media con esito di esami pubblici, anticipando in un certo senso quelle che sarebbero poi diventate le note 150 ore.

 Consultorio popolare

Il consultorio popolare svolgeva attività di educazione sanitaria attraverso corsi di educazione sanitaria e sessuale tenuti in sede e campagne vaccinali in giro per il quartiere. I  compagni medici assistevano persone bisognose sia andando a casa loro, anche in urgenza e in condizioni disperate (c’erano sottoproletari che si riscaldavano con la cucina economica, o che tentavano terribili aborti solitari o che si abbandonavano all’alcool) , sia consultandoli in sede sia, in un caso psichiatrico inviato dai servizi pubblici, anche ospitandoli a casa propria. Furono anche condotte alcune Indagini epidemiologiche sulle condizioni degli abitanti dell’Isola una delle quali fu premiata con il Premio Maccacaro 1977.

Attività teatrale

In Isola arrivò presto La Comuna Baires, in esilio dall’Argentina e dopo il periodo padovano, e si insediò al Centro Sociale, anche abitandovi, dove mise in scena diverse rappresentazioni sempre molto partecipate da tutta la città.

Al di là della Comuna Baires che per un breve periodo vi ha avuto sede, il Centro Sociale ha ospitato vari artisti tra cui: Dario Fo. L’artista vi ha rappresentato Mistero Buffo (facendo venire in Isola mezza Milano in un delirio di auto che non trovavavo parcheggio !). Al termine dello spettacolo ha fatto appello ai compagni presenti perché venissero a lavorare al Comitato, su. Dario Fo ha spesso partecipato alle riunioni del CdQ e lo ha sostenuto finanziariamente, con una propensione espansiva ed egemone.La stessa cosa è più o meno successa con Renzo Casali, che si è poi rassegnato a trasferirsi. In quel frangente un gruppo di attori (Cesar, Dolly, Jura) si sono staccati dalla Comune  e hanno fatto la scuola di teatro dell’Isola, con la partecipazione di altri giovani attori tra cui Marisa e Danio.

Isola Art Center / Stecca degli Artigiani

Isola Art Center è una libera piattaforma sperimentale e dinamica, che combina arte contemporanea di livello internazionale, giovane arte emergente e ricerca teorica insieme ai bisogni e ai desideri degli abitanti del quartiere. È mossa da energia, entusiasmo e solidarietà. Dal 2002 con Out  – office for urban transformation – e dal 2005 come Isola Art Center, si raggruppa nel Forum Isola per salvare la Stecca degli Artigiani e trasformarla in un Laboratorio per l’Arte (Q’art) e per il quartiere.

Ha esteso le sue prime radici occupando lo stabilimento noto come Stecca degli Artigiani, qui si è trovata al centro di un conflitto dove si è fermamente allineata con le lotte degli abitanti contro l’urbanistica top-down e la gentrificazione. La battaglia è stata persa e nell’aprile 2007 la Stecca fu distrutta dalla multinazionale Hines sotto la guida di Manfredi Catella, anche i due parchi limitrofi sono stati evacuati per fare spazio a grattacieli di lusso.

Questa storia è narrata nel libro Fight-specific Isola. Arte, Architettura, attivismo e il futuro della città, Archive Books, 2013.

Un’intervista

Discoteca Nuova idea

In via De Castillia 30, su quello che è oggi il lembo nord-est del Parco Biblioteca degli Alberi, fino a pochi anni fa sorgeva la Cascina Romagnina.

Al suo interno, con un mix ante-litteram di balera, orchestrale e discoteca gay-friendly, convivevano esperienze di espressione e svago non comuni in città e in un distretto che vedeva spegnersi proprio in quegli anni la vocazione industriale ed artigianale.

Il Nuova Idea, assieme al Querelle, poco più avanti in Via De Castillia, e alla Trattoria Ai due amici all’inizio di Via Borsieri, era un itinerario consigliato sulle guide gender di tutta Europa. Tutto il quartiere in varie fasi e con cicliche proteste dei residenti, era luogo di proposizione ed esposizione di corpi e posture che generavano un “turismo” notturno anche dall’hinterland. La struttura fu demolita nel 2013 per fare posto al nuovo distretto di Porta Nuova.

L’ultimo giorno di apertura

V33

Nel 1964 il PCI milanese lascia la sede di Piazza XXV Aprile (già casa del fascio) per trasferirsi nello stabile di via Volturno 33. Dopo lo scioglimento del partito la sede viene ceduta e, dopo anni di abbandono, occupata nell’aprile 2007 dall’ASSOAssemblea Studenti Statale Occupata – nata sull’onda delle mobilitazioni studentesche di due anni prima.

Video dell’occupazione

L’autogestione dei nove piani di torre, elevati sopra un auditorium da 250 posti, verrà sgomberata tre mesi più tardi per far posto ad un progetto residenziale di lusso, che con macabra ironia ne riprende il nome, dopo pesanti lavori di restyling e cancellazione delle tracce cromatiche e stilistiche della torre originale. For hight living people è il motto che Hobag ha immaginato per promuovere l’intervento ereditato da Pirelli RE, dopo la cancellazione dello studentato richiesto e animato dalle/dagli studenti universitari.

Contestazione in Fondazione Catella

P.R. Hard Rock / Garigliano Social Club

La grande nevicata di gennaio del 1985 è ricordata specialmente per il crollo del Palazzetto dello Sport. Nelle stesse ore anche il soffitto dell’ex Cinema Zara cede: si conclude così l’esperienza del Punto Rosso Hard Rock, discoteca gestita dall’associazione BBC.

Lo spazio sarà occupato nel 1991 da parte del Garigliano Social Club, anche noto come San Antonio Rock Squat, esperienza che si concluderà solo con uno sgombero del 2003.

Nel 1992 il collettivo aveva trasformato l’edificio in un luogo di incontro per il quartiere: dopo un anno di occupazione organizzarono una murata con diversi writer milanesi (e Mambo della Force Alphabetick), oltre al fronte strada istoriato dai Lion Horse Posse.

Metropolix

Il 10 ottobre 1998 sorge in Piazza Minniti 6 Metropolix: centro sociale e ostello autogestito. Lo sgombero del grande edificio giallo avverrà a fine marzo 2000, quando un ingente dispiegamento di uomini e ruspe aggredisce il castello di pali innocenti eretto a protezione del presidio popolare del quartiere Isola.

Lo sgombero dell’occupazione

Pergola tribe

Dentro queste mura

Nel 1990 un gruppo di studentesse e studenti d’Arte milanesi identificano nello stabile abbandonato di Via Angelo della Pergola 5, il quartiere generale per le future attività.
Si tratta di una fabbrica di sanitari in disuso da anni e completamente fatiscente.
Immediatamente si parte con la ristrutturazione attraverso l’utilizzo di materiali di recupero, seguendo un progetto autogestito dal collettivo occupante.
Ogni area dello stabile prende vita attraverso le attività dei vari individui e gruppi milanesi che rispondono al richiamo creativo del gruppo fondatore.
Sin dal primo evento aperto al quartiere e alla cittadinanza si palesa l’ambito di azione: politica sociale attraverso l’utilizzo di forme artistiche e culturali.


‘La foresta delle idee’ è infatti un allestimento specifico sullo spazio in cui si è invitati ad attraversare un percorso in cui i rifiuti, gli scarti del vivere occidentale, sono posizionati in un’armonica ripresa degli ambienti della natura.

Negli anni a venire saranno molteplici gli happening ospitati dalla corte e dai locali annessi.
All’interno di uno spazio in cui i valori portanti sono lotta alle diseguaglianze, battaglia per i diritti e costruzione di un mondo equo, si sperimenta quotidianamente ogni forma espressiva.
L’autocostruzione di laboratori permetterà a molti giovani di creare e crescere collettivamente nel farlo, raggiungendo spesso livelli eccelsi nella musica, nella pittura e nella progettazione tecnica.
Inoltre, molti artisti nazionali e internazionali attraverseranno Pergola, lasciando un’orma e venendo contaminati a loro volta.

A metà degli anni ’90 il collettivo decide di trovare una definizione unica: Pergola Tribe.
La scelta parte dall’eccezione di questo spazio che pur essendo luogo abitativo di un nucleo molto compatto e definito, una sorta di comune urbana in cui la quotidianità viene vissuta sperimentando relazioni e un differente modo di vivere, aggrega intorno a sé tante persone, che si identificano con il suo stile.

Attraverso la presa di coscienza che la rivoluzione non è un punto lontano a cui arrivare attraverso compromessi, ma una forma da sperimentare nel ‘qui ed ora’, Pergola prova a portare dei cambiamenti nel movimento milanese.
Primo fra tutti è l’identità creativa che accompagna le istanze politiche e sociali: ogni partecipazione alle manifestazioni o alle battaglie pubbliche ha un profilo estetico e una forma innovativa.
Questo permette di veicolare il messaggio anche a individui e parti della società milanese in maniera più ampia e a coinvolgerli più profondamente.

All’interno dello stabile, nel decennio successivo all’occupazione si elaborano piani di lavoro continuativi e si collaudano progetti importanti per la comunità.
La scuola di alfabetizzazione per stranieri e migranti e la collaborazione musicale con la comunità Gambiana e Nord Africana sono risposte concrete ai mutamenti sociali del periodo e al razzismo dilagante.
Il ristorante etnico e più avanti quello vegano Albero della Vita, insieme ai corsi che negli anni si sono avvicendati di Yoga, arti marziali, teatro-danza, accompagnano la proposta della Tribe per un modus di vita sano.
Le battaglie per la legalizzazione della canapa e per un’educazione all’utilizzo delle sostanze stupefacenti si sono tramutate in pratica attraverso unità mobili notturne a sostegno dell’attività musicale dove trovare materiale informativo e supporto psicologico, pubblicazione di documenti d’analisi e collaborazione con la Lila sulla questione Aids con distribuzione agli utenti di preservativi.

Alla fine degli anni ’90 la necessità continua di ospitare viaggiatori si concretizza nella progettazione di un Ostello dai prezzi accessibili autogestito da un collettivo interno.
Inoltre, viene sviluppato il lavoro di utilizzo e sviluppo della rete, già presente nel Dna degli occupanti originari, grazie al gruppo Reload che radicalizza e amplia le capacità di hacking social e videoattivismo.

Le serate danzanti nella area chiamata Bomboclat, che ospitano il gotha dei dj e musicisti della scena reggae-techno-house-drum and bass, diventano evento imprescindibile per la città di Milano e non solo.
Dalla prima serata in cui dall’impianto di Pergola escono le note di Stop al Panico, con gli Isola Posse direttamente da Bologna, gli incontri sonori hanno un crescendo, arrivando a serate con centinaia e centinaia di partecipanti.
Viene sperimentata l’esperienza catartica della musica vissuta come rito collettivo e la ricerca continua della qualità dell’impianto hi fi contribuisce alla sua riuscita, scrivendo il nome nella storia della club culture internazionale.


La spada di Damocle

Dalle denunce iniziali per occupazione abusiva alla spettacolare irruzione delle forze dell’ordine in contrapposizione alla campagna pubblica Antiproibizionista, la Tribe ha dovuto affrontare innumerevoli contrapposizioni.
Dopo averle sostenute per anni a metà degli anni ’90 decide di provare a dare stabilità alle attività portate avanti cercando un accordo con la proprietà.
Viene stipulato un contratto d’affitto a nome Associazione Culturale Pergola Tribe grazie all’aiuto del nostro avvocato Mazzali e di Manconi che sostennero l’enorme valore culturale per la città.
Nonostante la consapevolezza che il cambio di passo avrebbe in qualche maniera mutato le dinamiche interne ed esterne, era necessario darsi l’opportunità di concepire progetti in prospettiva, senza dover svegliarsi ogni mattina con la paura di essere sgomberati e vedere distrutta ogni opera.

The party is over

Nel 2009 scade il contratto d’affitto. Per alcuni mesi si cerca una soluzione d’acquisto e utilizzo collettivo dello stabile, nel rispetto delle progettualità già esistenti al suo interno. L’idea non risulta praticabile e, dopo un memorabile party finale a cui partecipano centinaia di artisti, si conclude l’esperienza.

Un ricordo di Pergola

Teatro Verdi

Aperto al civico 16 di via Pastrengo, il Teatro Verdi ha rappresentato con la sua corale il primo decentramento scaligero in città. La struttura liberty è sopravvissuta alle molteplici vocazioni del suo salone: gioco del biliardo, sala d’incisione e da ballo, quindi sede della Compagnia del Buratto, che ne ha fatto sede di un teatro di figura e di ricerca aperto alla sperimentazione e alla scrittura creativa.

Numerosi i gruppi e personaggi storici hanno trovato casa al Verdi, ne citiamo solo alcuni: Teatro dell’Elfo, Quelli di Grock, I Carrara, Tullio De Piscopo, Ricky Gianco, Gianfranco Manfredi, Nicola Arigliano, Anna Identici, Teatro di Pontedera, Marco Baliani, Laura Curino, Gabriele Vacis, Teatro Settimo, Massimo De Rossi, Lella Costa, Angela Finocchiaro, Carlina Torta, Paolo Poli, Marco Paolini, Ascanio Celestini, Giangilberto Monti, Jerzy Stuhr, Toni Servillo, Walter Malosti, Gigi Gherzi, Maria Maglietta, Roberto Anglisani, Teatro della Tosse, Macrò Maudit e Aia Taumastica, Collettivo Dionisi Compagnia Teatrale e A.T.I.R. (premi UBU e premi della critica) Paolo Pierobon, Fausto Russo Alesi, Arianna Scommegna, Confraternita del Chianti, Roberto Mercadini e molti altri.

Punto Rosso

Negli anni ottanta è stata attivata questa importante associazione culturale e politica che ha avuto sede nei locali ove attualmente è in funzione una cooperativa libraria Les motsPunto rosso ora si trova in viale Monza al 255, nella palazzina dove risiedono la Federazione Anarchica Italiana e il circolo anarchico Ponte della Ghisolfa.

L’Associazione, citiamo letteralmente, ha per scopo la promozione della ricerca culturale e del dibattito intorno alle grandi questioni volte alla costituzione di una nuova cultura critica, nel quadro di un’alta capacità di confronto e di discussione con il complesso delle tendenze culturali progressive e democratiche.

Piano Terra

Aperto il 2 marzo 2012 al piede delle case popolari di via Federico Confalonieri 3, il Piano Terra è la più giovane esperienza di autogestione del quartiere. All’alba dei dieci anni di occupazione, la sua presenza in questa mappa testimonia una presenza continuativa delle controculture anche laddove, a due passi dal Bosco Verticale, si vorrebbe il quartiere stravolto nei confini geografici e nella nuova offerta di svago “domesticato”.

Al suo interno un gas, una palestra popolare, uno sportello legale, le Brigate operaie, Ambrosia, Off Topic, l’Associazione Proletaria Escursionisti ed altre iniziative culturali e solidali.

Pedalata promossa dalla Rete No Expo, con partenza da Piano Terra

SopraSotto

SopraSotto è un laboratorio permanente per bambini e bambine in età da nido.

Un progetto che nasce dal desiderio e dalla necessità di un gruppo di genitori di elaborare una proposta formativa in grado di tenere insieme: la trasformazione del lavoro e dei suoi tempi.

Dal 2012 la direzione di SopraSotto è gestita dall’assemblea dei genitori che si riunisce mensilmente e che si occupa di decidere temi di natura organizzativa e, in accordo con le educatori/trici, i progetti legati alle attività formative.

Un video di presentazione

Isola Pepe Verde

Isola Pepe Verde è un giardino condiviso e autogestito voluto dagli abitanti del quartiere, precedentemente coinvolti nella difesa della Stecca e del verde limitrofo.

Attraverso le sue molteplici proposte, accoglie all’ombra del suo verde bene comune tutti quanti non hanno la possibilità di accedere a un’offerta commerciale, di svago e turistica sempre meno accessibile.

Isola Pepe Verde è diventato il luogo che sottolinea il carattere misto del quartiere, così come la scuola elementare che proprio nel giardino organizza le sue festa, e dove tantissimi bambini festeggiano il compleanno e passano il tempo libero.

Isola Pepe Verde è a pieno titolo uno strumento della cassetta degli attrezzi con cui si resiste alla gentrificazione.

Nel Maggio 2012, dopo anni di confronto con alcune associazioni cittadine, il Comune di Milano riconosce formalmente la capacità e l’importanza dei giardini comunitari nel recuperare aree dismesse, per promuovere socialità, rispetto del verde e cultura del bene pubblico. Il 7 maggio 2013, a seguito della firma di una convenzione con il Municipio di Zona 9, Isola Pepe Verde diventa il primo giardino condiviso di Milano ad aver completato l’iter burocratico previsto dalla delibera comunale.

 Pepe Verde è un’area demaniale di circa 1500 mq del Comune di Milano in concessione all’Associazione Isola Pepe Verde. L’area in precedenza era un deposito di materiale edile. Abbandonato da anni, progressivamente si era trasformato in un cumulo di pattume, divenendo luogo di degrado e malfrequentazioni. Accanto al deposito, separato da un muro in mattoni oggi crollato, c’era la cosiddetta “area gatti” che dal 2015 fa parte del giardino.

 Oltre al giardino, l’associazione Isola Pepe Verde gestisce, dal 2011, la striscia verde tra via Pepe e il Cavalcavia Bussa con l’auspicio che quest’area possa rientrare nel progetto di pedonalizzazione di via Pepe nel tratto che fronteggia il giardino, creando un’unica area verde estesa fino al Cavalcavia Bussa

 La prima mossa dei 18 soci fondatori, aiutati da volenterosi collaboratori armati di guanti da lavoro, mascherine, scope e sacchi dell’immondizia, è stata svuotare e pulire l’intera area. Con l’aiuto dell’AMSA, l’area è stata resa agibile in pochi giorni. Con il crescere dei soci e con il passare del tempo sono stati realizzati numerosi lavori di consolidamento delle strutture. Il ripristino di alcune parti della tettoia, la sistemazione di un piccolo locale destinato ad ufficio, sala riunioni e magazzino, l’installazione di un impianto fotovoltaico, la messa a nuovo del grande cancello d’ingresso, la creazione di un’area gioco per i bimbi, la costruzione di una larga pedana in legno con tavoli e sedute, il posizionamento di cinque grossi serbatoi per la raccolta dell’acqua piovana e, non ultimo, tanto, tanto lavoro di giardinaggio con la creazione di nuove aiuole e di ecobox per la coltivazione di ortaggi e aromatiche.

 Dalla sua nascita l’area di Isola Pepe Verde non è mai costata nulla alle istituzioni locali. In cinque anni l’unico intervento del Comune ha riguardato l’allacciamento del servizio di acqua potabile e la potatura straordinaria degli alberi. La gestione e la manutenzione del giardino è seguita interamente dall’Associazione.

La storia

Le lotte

La Pergola

Teatro

V33

Comitato


Reinventare Piazza Minniti

Una proposta che parla di odonomastica, antifascismo e memoria
Tito Minniti, classe 1909 è stato un aviatore e sottotenente della regia aeronautica. La medaglia d’oro al valor militare, conferitagli dal Fascismo nel 1935 è così motivata “Ardito e provetto pilota, in lunghi voli di ricognizione su territorio nemico, dava costante prova di tenacia, fermezza e sprezzo del pericolo….Fulgido esempio di elevate virtù militari, fiero spirito di sacrificio e d’italico indomito valore

Il giorno dopo Natale il Minniti “Soverchiato dal numero e dalla ferocia del barbaro nemico perdeva gloriosamente la vita” nel cuore della Guerra d’Etiopia. Sotto la guida di Badoglio, la campagna imperialista e coloniale (per cui Minniti è ricordato con aereoporti, scuole e piazza e a lui dedicati) è anzitutto una testimonianza dei caratteri del colonialismo fascista. L’avventura imperialista dell’Africa Orientale Italiana fu combattuta a colpi di armi chimiche, di massacri tra i quali ricordiamo Amba Aradam, e fece oltre duecento mila vittime nella sola Etipoia.

Mario Minniti, nato a Siracura nel 1577 è stato un pittore italiano. Sparring partner di Caravaggio, cresce artisticamente nella sua bottega e con lui condivide l’amicizia, probabilmente l’amore, per certo più di un’abitazione, oltre alla comune vocazione all’arte pittorica. Anche dopo la separazione tra i due non mancherà di generosità nei confronti dell’amico “fuggiasco da Malta”. Morì nella città natia nel novembre del 1640, le sue opere sono oggi disperse per tutta la Sicilia, ma anche in Francia, a Malta e San Pietroburgo.

Il quartiere Isola, e la Milano in cui ci riconosciamo, non dovrebbe avere il sentore di Iprite e sopraffazione, piuttosto decantare le arti, l’inclusività, l’accoglienza degli amici persi e ritrovati. Questa nostra iniziativa di attraversamento comune e conviviale del territorio, promuove dunque il cambio di denominazione della piazza più semplice di sempre: un pungolo e al tempo stesso un “aiutino” a quanti trovano ancora difficile ribaltare l’odonomastica del ventennio e le sue brutture.

All’Isola un Minniti lo adottiamo volentieri:

il suo nome è Mario.


Approfondimento: Piazza Minniti, prima di Minniti
Forse non tutti sanno che la prima vittima del fascio a Milano si chiamava Teresa Galli, gli anarchici la ricordano ogni anno al Cimitero Maggiore dove si trova il suo loculo nei corridoi sotterranei, nei pressi del Campo della Gloria.
Ancora un passo indietro. Tra i furori socialisti, e il nascente squadrismo dei fasci di azione del 1919, a Milano viene organizzato il 13 aprile (e presto sciolto dalla polizia) un comizio del PSI. A causa di un colpo di fuoco sparato dalle forze dell’ordine, resta a terra esanime Giovanni Gregotti. Dove? In Piazza (o Largo) Garigliano, che è il nome originale di Piazza Minniti.
Il PSI rilancia immediatamente la lotta promuovendo uno sciopero generale per il giorno 15 del mese, cui futuristi e arditi risponderanno con il noto assalto e incendio dell’Avanti. Prima di raggiungere la sede del giornale, dove saranno agevolati dai carabinieri che lasciano il posto tra i fuochi incrociati, nei pressi di Piazza Mercanti, i due cortei vengono allo scontro. Ci saranno tre vittime da parte socialista, la prime delle quali è appunto Teresa Galli, anche questa volta per un colpo di rivoltella alla nuca.
I fatti di Largo Garigliano chiariscono ancora una volta la matrice antifascista del quartiere, oltre che l’importanza di tramandare una memoria collettiva capace di tracimare le storture dell’odonomastica della città, ricominciando dal basso a “fare città”.

Fuoritappa

Elementi di storia sociale del quartiere, a margine del trekking

Odonomastica

Baiamonti Antonio
Patriota , carbonaro
Nato a Spalato in Dalmazia, il 3 sett. 1822, da nobile famiglia ,si laureò in medicina e chirurgia nel 1849
Medico condotto di un paese di montagna. E’ stato podestà di Spalato con governo lungimirante e positivo per i progressi sociali: casa di ricovero, officina del gas, rete di illuminazione pubblica, ospedale, fognature, restauro di chiese, scuole tecniche, la diga a difesa del porto (1870-72), la creazione della Società operaia con una cassa di mutuo soccorso (1872), espressione in Dalmazia del primo socialismo mazziniano.
Il B. morì a Spalato il 13 gennaio 1891, con compianto di Italiani e Iugoslavi.

Pasubio
Montagna
Viale Pasubio è la strada che congiunge piazza XXV Aprile (e quindi con piazzale Baiamonti (e quindi Porta Volta ) , senza nessuna connessione logica fra i due estremi.
È una strada commerciale, lunga circa 350 metri, pesantemente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
E’ una cima molto famosa per la prima guerra mondiale , si trova nelle prelati venete in provincia di Vicenza ,l’ascesa passa dal rifugio Achille Papa( generale dell’esercito ) ed è particolarmente interessante per la strada delle gallerie , ben 52, costruita dagli alpini in 9 mesi , alcune di esse realizzate con tornanti a 360 gradi nella roccia.

Piero Maroncelli
Patriota carbonaro
(Forlì 21 settembre 1795 – New York 1 agosto 1846) è stato un patriota , musicista e scrittore noto anche per essere stato imprigionato allo Spielberg con Silvio Pellico.
Le circostanze della morte di Pietro Maroncelli sono riprese nel testo della canzone L domenica delle salme di Fabrizio De Andrè in cui il cantautore paragonò la sorte del carbonaro a quella di Renato Curcio fondatore delle. Il Maroncelli ebbe amputata una gamba per un tumore al ginocchio
«Furono inviati messi, fanti, cavalli, cani ed un somaro ad annunciare l’amputazione della gamba di Renato Curcio il carbonaro.»
(La domenica delle salme, Fabrizio De André)
Ecco le parole di De Andrè
«Il riferimento a Curcio è preciso. Io dicevo semplicemente che non si capiva come mai si vedevano circolare per le nostre strade e per le nostre piazze, piazza Fontana compresa, delle persone che avevano sulla schiena assassinii plurimi e, appunto, come mai il signor Renato Curcio, che non ha mai ammazzato nessuno, era in galera da più lustri e nessuno si occupava di tirarlo fuori. Direi solamente per il fatto che non si era pentito, non si era dissociato, non aveva usufruito di quella nuova legge che, certamente, non fa parte del mio mondo morale… Il riferimento poi all’amputazione della gamba, voleva essere anche un richiamo alla condizione sanitaria delle nostre carceri.»

Quadrio Maurizio
Patriota carbonaro
Nasce il 6 settembre 1800 a Chiavenna da Angelica Pestalozzi e Carlo Quadrio, un piccolo possidente e medico locale. I Quadrio erano una famiglia che vantava una lunga e gloriosa storia.
Quando nel marzo 1848 la notizia dello scoppio delle 5 giornate di Milano giunge in Valtellina si reca immediatamente a Milano, dove il governo provvisorio lo elegge commissario per la Valtellina.
C’è un busto a Chiuro.

Cavalcavia Bussa
Sacerdote
( Milano 3 settembre 1904 , Milano 29 gennaio 1977 ) è stato riconosciuto Giusto fra le nazioni per la sua opera di salvataggio di giovani ebrei dalle persecuzioni nazifasciste.
Ogni anno, l’A.N.P.I. Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, depone due corone d’alloro sulla tomba di Don Eugenio Bussa nella Chiesa del Sacro Volto (Milano) nelle seguenti ricorrenze:
* 29 gennaio, anniversario della morte
* 25 aprile, anniversario della liberazione

Castillia, Gaetano de.
Patriota
(Milano 1794 – ivi 1870); amico di Federico Confalonieri mantenne nel 1821 i contatti tra i federati lombardi e i piemontesi. Arrestato, mantenne durante il processo, contrariamente al fratello Carlo (che aveva rivelato la cospirazione alla polizia), un contegno fermo e fu condannato a morte. Commutata la pena in venti anni di carcere allo Spielberg, graziato nel 1836 e deportato negli Stati Uniti, ritornò in patria nel 1840 e nel 1848 fu partigiano della fusione immediata della Lombardia con il regno di Sardegna. Dal 1863 senatore.

De Benedetti
Commediografo, sceneggiatore

Sassetti Filippo
Mercante, linguista, viaggiatore
(Firenze, 26 settembre 1540[1] – Goa, 3 settembre 1588[1])
Fu tra i primi europei a studiare il sanscrito, l’antica lingua indiana.
aveva approfondito la sua cultura geografica e cosmografica (conosceva bene la raccolta del Ramusio e gli scritti di Ortelio, Mercatore e Barros), occupandosi anche di navigazione e meteorologia
Oltre ad aver saputo cogliere e sottolineare le analogie tra la medicina indiana e quella greca, o le caratteristiche del regime monsonico, fu il primo a interessarsi all’alimentazione indiana, alla suddivisione in caste e a riconoscere un rapporto tra le lingue europee e il sanscrito, di cui ammirava la ricchezza morfologica e sintattica .

Sebenico
Città della Croazia
il porto è importante per il commercio di bauxite.

Confalonieri Federico
Patriota
(Milano, 6 ottobre 1785 – Hospental, 10 dicembre 1846)
E’ sepolto a Muggiò nel mausoleo Casati Stampa di Soncino.

Volturno
Fiume
(Vulturnus, Olotronus, in latino) è il più lungo fiume dell’Italia meridionale, con una lunghezza di 175 km e un bacino esteso per 5.550 km², e il principale per portata. Nasce in Molise presso Rocchetta a Volturno, in provincia di Isernia, e attraversa le province di Caserta e Benevento, in Campania, sfociando nel Mar Tirreno presso Castel Volturno.

Garigliano
Fiume
Il Garigliano è un fiume italiano che nasce dalla confluenza del Gari nel Liri, a Sant’Apollinare in località Giunture. Per tutto il corso segna il confine tra il Lazio e la Campania sebbene fino al 1927, quando i confini amministrativi furono modificati, appartenesse interamente alla Terra di Lavoro. Una poesia di PPP
«Ormai è vicina la Terra di Lavoro, qualche branco di bufale, qualche mucchio di case tra piante di pomidoro, èdere e povere palanche. Ogni tanto un fiumicello, a pelo del terreno, appare tra le branche degli olmi carichi di viti, nero come uno scolo. Dentro, nel treno che corre mezzo vuoto, il gelo»
(Pier Paolo Pasolini, La terra di Lavoro, in Le ceneri di Gramsci, Garzanti 1957)
La Terra di Lavoro è una regione storico-geografica dell’Italia meridionale, identificata in passato anche come Campania felix[1] e successivamente suddivisa tra Campania, Lazio e Molise.

Angelo della Pergola
Capitano di ventura
Angelo della Pergola o Agnolo della Pergola o Angelo dal Foco (Pergola, 1375 circa – Bergamo o Cremona, aprile 1428)
Figura tra i personaggi storici della tragedia Il Conte di Carmagnola di Alessandro Manzoni

Archinto
Nobiluomo
Carlo Archinto degli Archilli o Achilli, II marchese di Parona e III conte di Tainate (Milano, 30 luglio 1670 – Milano, 17 dicembre 1732)
dirige la farmacia centrale dell’Ospedale Maggiore della città durante i difficili anni della Guerra di Successione spagnola.

Pastrengo
Città
Pastrengo (Pastréngo in veneto[4]) è un comune italiano di 3 143 abitanti[2] della provincia di Verona in Veneto.
È stato insignito del titolo di città con decreto del Presidente della Repubblica il 15 luglio 2011[5].

Pepe Guglielmo
Patriota
Guglielmo Pepe (Squillace, 13 febbraio 1783 – Torino, 8 agosto 1855) è stato generale italiano nell’esercito del Regno delle Due Sicilie, sposato con Marianna Coventry[1] e fratello di Florestano Pepe.

Cimitero della Mojazza

Sin dal 1685 fu uno dei cinque cimiteri posti al di fuori della porte della città storica, prima nei pressi di via della Pergola, quindi di piazzale Lagosta.

Vi trovarono sepoltura sino al 1895 Beccaria, Parini, Melchiorre Gioia e Melzi d’Eril. Deve il suo nome al carattere acquitrinoso di quella porzione di terreno una volta periurbano.

T.I.B.B.

Il T.I.B.B., per esteso Tecnomasio Italiano Brown Boveri, è stato il più importante stabilimento industriale del quartiere, sorto sulla fine dell’Ottocento ed attivo fino agli anni sessanta del secolo scorso.

La ditta Tecnomasio Italiano, officina di ottica e di meccanica di precisione, fu fondata a Milano nel 1863. Dal 1871, la ditta si trasformò da stimata produttrice di strumenti di precisione in protagonista dell’industria elettromeccanica nazionale. Nel 1908 si fuse con la ditta Brown Boveri e la “Gadda & Conti”, cambiando il nome in Tecnomasio Brown Boveri. Da allora la fabbrica di via De Castillia si ampliò e si riorganizzò, divenendo elemento dominante dell’isolato.

Le prime strutture dello stabilimento di Via De Castillia furono realizzate nel 1895 dall’ing. Giuseppe Gadda per accogliere le officine di costruzione di materiale elettrico. La fabbrica nel 1899 cominciò ad ampliarsi sulle aree libere circostanti, prima con una tettoia e poi con altre costruzioni erette “in precario”, cioè con la condizione che sarebbero state demolite se l’amministrazione comunale lo avesse richiesto. In questo stabilimento si svolgevano le lavorazioni del piccolo e medio macchinario, mentre quelle del grande macchinario erano insediate nello stabilimento di corso Lodi.

Negli edifici, disposti perpendicolarmente alle vie De Castillia e Confalonieri, dagli anni trenta alla fine degli anni cinquanta Siemens Isaria produceva telefoni ed altre apparecchiature elettriche.

Dopo un interregno a vocazione artigianale, sotto l’egida del Comune di Milano, la Stecca centrale (sopravvissuta alle demolizioni degli anni ’80) fu autogestita da artisti ed iniziative culturali fino alla sua demolizione, avvenuta nel 2007.

Stecca degli artigiani

Il manufatto è ciò che rimane del vasto complesso dello stabilimento “Tecnomasio Italiano Brown Boveri” (T.I.B.B.), edificato tra fine ottocento e inizi del novecento. Dello stabilimento, parzialmente demolito alla fine degli anni ottanta, rimane solo l’edificio della “Stecca” costituito da due corpi a pianta rettangolare, collegati da un cortile di servizio pavimentato con gli originari cubetti di porfido. Divenuta proprietà del Comune di Milano, dagli anni ottanta vi hanno sede attività artigianali, varie associazioni e laboratori d’arte.

La Stecca degli Artigiani è uno dei primi esempi di utilizzo del cemento armato in ambito cittadino; la struttura ha subito diversi interventi che hanno parzialmente modificato il prospetto delle facciate, nelle quali si poteva ancora leggere l’impronta tipica dell’architettura razionalista.

La Stecca presenta due ingressi carrabili che si affacciano, a sud, su Via De Castillia 21 e, a nord, su Via Confalonieri 10; i lati est e ovest confinano con due aree verdi di proprietà pubblica.

La struttura dell’edificio corrisponde alla planimetria del 1912, anche se il lato verso via De Castillia, colpito da due bombe durante le incursioni aeree dell’agosto del 1943, è stato parzialmente ricostruito nel 1947 su disegno dell’ing. Franco Bruni. Lo stato di fatto e le suddivisioni interne non si discostano dalle planimetrie del 1946 e del 1951, piccole variazioni sono state realizzate in epoca più recente per suddividere gli spazi destinati alle attività artigianali.

Mercato coperto e alberature di viale Zara

Il mercato rionale di Piazzale Lagosta fu inaugurato nel dicembre 1930 ed ampliato nel ’46 col contributo della cittadinanza, oggi è in fase di nuovo restyling che potrebbe tradire la vocazione popolare e “di quartiere” all’insegna della moda dei mercati eventificio e location.

Nel 2014 la popolazione dell’Isola si oppose, vincendo, alla demolizione di 50 platani prevista per l’ampliamento dei parcheggi di viale Zara.

Quei platani sono ancora oggi una testimonianza vivente della rinascita del quartiere, dopo che le alberature originali erano state sacrificate per riscaldare le abitazioni durante la seconda guerra mondiale.

Federazione provinciale del PCI

Inaugurata nel 1964 da Togliatti con facciata rossa di vetro e alluminio, la torre dei via Volturno 33 sostituisce la precedente sede provinciale di piazza XXV Aprile. Dopo il trasferimento provvisorio in occasione della ristrutturazione degli anni Ottanta, l’abbandono, i cambi di proprietà e l’occupazione dello studentato autogestito V33, la sede è stata oggi ristrutturata in residenze di lusso.

Targhe partigiane e pietre d’inciampo

Targhe partigiane

Almo Colombo
Via Confalonieri 21
Milano 10 ottobre 1905 – Mauthausen 25 aprile 1945,

Umberto Chionna
ViA Carlo farini 35
Brindisi 28 gennaio 1911 – Mauthausen 23 aprile 1945,

Antonio Cantoni
Via Confalonieri 36 , via Volturno 35 ( cortile)
Oleggio (NO) 23 settembre 1890 – Gusen (Mauthausen) 8 novembre 1944

Giovanni Cantoni
Oleggio (NO) 11 febbraio 1904 – Gusen (Mauthausen) 22 aprile 1945:

Mario Madè
Via Garigliano 6
Milano 26 dicembre 1928 – Gusen (Mauthausen) 1 aprile 1945

Siro Marzetti
Via Jacopo dal Verme 11
Milano, 29 agosto 1896 – Greco 15 luglio 1944 :

Bruno e Luigi Meneghini
Via Alserio 3
Bruno Milano 1918 – Forno di Val Strona (VB) 9 maggio 1944
Luigi : Milano 1916 – Forno di Val Strona (VB) 9 maggio 1944:

Teodoro Pescador
Via Jacopo da Verme 12
5 dicembre 1920 – Montenegro 7 gennaio 1944

Giuseppe Cancian
Via Jacopo dal Verme 1
16 maggio 1925 – Finale (Val Grande) 20 giugno 1944

Carlo Scaccabarozzi
Via Volturno 35 (cortile)
Milano 16 novembre 1896 – Mauthausen 15 marzo 1945

Pietre d’inciampo

Umberto Chionna
Nato a Brindisi il 28/1/1911 – arrestato il 17/3/1944 – assassinato a Mauthausen il 23/4/1945.
Via C. Farini, 35.
http://www.pietredinciampo.eu/portfolio/umberto-chionna/

Virginio Rioli
Nato a Milano il 23/12/1917 – internato nel settembre 1943 assassinato a Mainz-Kostheim il 14/2/1945.
Via Angelo della Pergola 1
http://www.pietredinciampo.eu/portfolio/virginio-rioli/

Don Bussa

Eugenio Bussa nasce il 3 settembre 1904 a Milano, dove la famiglia abita al civico 11 di via F. Confalonieri. Durante gli anni della guerra dirige con decisione la parrocchia del Sacro Volto, dove oggi trova riposo: la colonia di sfollamento (Serina) per i bimbi del quartiere, il sostegno ai operai immigrati dal sud, la protezione di giovani della comunità ebraica, sono tutte azioni in cui negli anni successivi è stato limpido il suo coinvolgimento e protagonismo.

L’ 8 novembre 1944 è tratto in arresto, ma la protesta degli abitanti dell’Isola e l’intercessione del Cardinale Schuster lo libererà presto. Nella dialettica tra matrice comunista e cattolica del quartiere, quella di Don Bussa fu una figura “alla Don Camillo”, di primissimo piano.

Il Bosco di Gioia

la proprietà di via Melchiorre Gioia 39, cioè la casa di abitazione con annesso giardino, non venga venduta né data in affitto, ma sia mantenuta fra le proprietà dell’Ospedale Maggiore […] per lenire le sofferenze dell’umanità“. 

Con queste motivazioni il Bosco di Gioia fu donato da Giuditta Sommaruga alla città nel 1964, prima di essere usato prima come vivaio, quindi rasato nel 2006 per fare posto alla nuova sede di Regione Lombardia voluta dal celeste Roberto Formigoni.

Nel marzo 2005 si costituì il Comitato Giardino in Gioia e furono raccolte più di 15.000 firme su una petizione per salvaguardare il bosco; due abitanti del quartiere, il tastierista Rocco Tanica del gruppo Elio e le Storie Tese e l’informatico Paolo Macchi, portarono avanti un digiuno nel mese di aprile in un camper parcheggiato davanti al bosco, che fu ripreso dalla stampa e dalla televisione. Gli stessi Elio e le Storie Tese hanno dedicato alla vicenda il singolo Parco Sempione.

Monumento ai caduti partigiani

Il monumento di Carlo Ramus rappresenta delle bandiere spiegate al vento, ed elenca i nomi dei caduti dell’isola. Inizialmente era stato eretto in fondo a via Sassetti, in un luogo negletto, nel 1972.

L’impegno dei comitati di quartiere e in primis l’A.N.P.I. ha ottenuto nel 2009 lo spostamento in Piazzale Segrino.

L’asilo

Esisteva un asilo, gestito dalle Suore d’Egitto, che si estendeva da via De Castillia a via F. Confaloneri. Questo asilo, concepito per ragazze in difficoltà provenienti da famiglie disagiate, accoglieva ogni giorno i bimbi delle famiglie proletarie del quartiere ,per lo più figli degli operai della limitrofa Brown-Boveri, o di altri stabilimenti della zona.

Purtroppo l’area dell’asilo rientrava nel nuovo piano urbanistico, che ne prevedeva l’abbattimento. Nel 1973, prima che lo stabile fosse  reso inagibile per abbatterlo, il Comitato di Quartiere Isola decise di occuparlo al fine di mantenerne la funzione sociale.

Era rimasta per molto tempo ancora visibile solo la parete lunga del “refettorio” con la zoccolatura in smalto celeste e, ogni volta che mi capitava di essere in macchina da quelle parti, non mancavo mai di passare lungo quella via e guardare quel muro

Perché un trekking urbano?

L’idea di questa mappa tematica e della camminata nel quartiere Isola, è scaturita dall’incontro tra persone che ci vivono o lo frequentano assiduamente e dalle peculiarità di questa zona.

Il quartiere si distingue da altre zone milanesi per la concomitanza di tre ragioni:
1) concentrazione, soprattutto nel recente passato, di spazi sociali alternativi;
2) notevole trasformazione del territorio;
3) storia degli abitanti

Fin dagli anni 60/70 nel quartiere Isola si sono formate e avvicendate diverse comunità sotto forma di collettivo, centro sociale, circolo, associazione, le cui storie e genesi rappresentano una vicenda di grande interesse. Due delle comunità presenti in questo quartiere che hanno radici comuni si sono ritrovate per provare a raccontare le trasformazioni profonde che si sono succedute.
Il Giardino Isola Pepe Verde, che continua l’esperienza di condivisione e recupero degli spazi verdi pubblici e l’Associazione Proletaria Escursionisti ( APE) che promuove l’andare in montagna conviviale e consapevole.

E’ così che alcuni di noi si sono cimentati a raccontare queste mutazioni, le idee comuni sono l’impegno antifascista e la pratica di una umanità nuova. Abbiamo cercato di raccogliere testimonianze e di raccontare senza pregiudizi, in modo da costituire un percorso a tappe nel quartiere, identificando 15 punti particolarmente importanti per le attività che vi si sono svolte nel recente passato, e alcune, poche, che ancora operano e fanno sì che il quartiere Isola continui a mantenere una sua originalità fatta di luoghi estremamente diversi e contrastanti, come Piano Terra sotto il Bosco Verticale e la sede di Google o il giardino Isola PepeVerde sotto i grattacieli Tecnimont a poca distanza dalla Biblioteca degli alberi.

Il quartiere isola è oggi conosciuto come un luogo alla moda frutto di una trasformazione sia del paesaggio urbano che degli abitanti, per molti milanesi e non, è diventato attrattivo per la ristorazione, birrerie e locali per frequentazioni soprattutto serali. Questo fatto ha inciso molto sulla vita nel quartiere che viene invaso la sera dal traffico automobilistico ad oggi non gestito.
Il quartiere è diventato inoltre meta turistica per visitatori internazionali, perlopiù europei.
Tutto questo ha profondamente modificato la vita e soprattutto le attività economiche che si svolgono nel quartiere, le attività artigianali che si svolgevano in quasi ogni cortile sono scemate sino quasi a sparire, per contro il valore di case, laboratori e negozi in acquisto e affitto è cresciuto oltremisura, rendendo possibili solo attività ad alta redditività. Sicuramente non è più un quartiere che può attirare giovani per la residenza, o tutelare le fasce più fragili, come invece è stato per molti anni.
Molti dei luoghi sono stati sostituiti dalla modernità per cui si è pensato di archiviare immagini e racconti sul passato per rendersi conto di quanto e come questa trasformazione sia stata radicale, le guide turistiche difficilmente contemplano questi aspetti.

Nel percorso che ci porterà davanti a luoghi quasi tutti non più esistenti né come realtà associative né come edifici abbattuti o sostituiti, transiteremo anche in quella che oggi è Piazza Minniti e sulla quale vorremmo fare una riflessione a margine, che potrebbe consentire di lasciare un segno tangibile di questa nostra iniziativa.

Un’iniziativa promossa da

Sempre più in alto
per una nuova umanità!

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