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Una gita nell’Olimpo della Magna Grecia: il Pollino

Tutt3 abbiamo dei “luoghi dell’anima” e il Pollino, per molt3 di APE AppuloLucana, rappresenta esattamente quello spazio intimo, in cui ritrovarsi collettivamente.

A pochi chilometri dal luogo dove il nostro alveare è nato, sentivamo forte il desiderio di organizzare una gita in quel Parco che tanto amiamo. Ed è così che, domenica 30 giugno, abbiamo allacciato gli scarponi e siamo partit3, direzione Monte Pollinello e Monte Pollino, la gita per antonomasia del Parco Nazionale del Pollino.

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1° Gita AppuloLucana sul monte Calvelluzzo

1 ottobre, l’appuntamento è a Piana del Lago, comune di Marsico Nuovo, il sole è già alto quando partiamo e lo è anche l’entusiasmo: è la prima gita della sezione AppuloLucana e in più insieme a noi a condividere cammino e organizzazione ci sono gli amici campani della sezione di Salerno. 
Da Piana del Lago saliamo verso la cima del Calvelluzzo, passando per il monte Lama, così affrontiamo subito il grosso dei 650 m di dislivello che caratterizzano questa escursione. La cresta del monte Lama ci da una prospettiva sulle montagne che ci lasceremo alle spalle salendo sul Calvelluzzo: Pierfaone e monte Arioso. Alternando la salita sul dorso spoglio del Lama a delle incursioni nella faggeta circostante arriviamo sulla cima Serra di Calvello, dove il panorama si apre, regalandoci una visuale più ampia che ci accompagnerà su tutto il cammino lungo la cresta che da qui arriva sulla cima del Calvelluzzo. 
Insieme al paesaggio ci accompagnano anche i cavalli che si incontrano sempre in questa zona, scorrazzano tranquilli, ignorandoci. 

La camminata dunque prosegue sulla cresta che unisce i due monti, alternando ancora momenti di passeggiata nel bosco a momenti in cui ammiriamo il vasto panorama. La giornata è limpida e lo sguardo, più veloce dei piedi si perde: sulla nostra sinistra si vedono Calvello e un altro paese che dovrebbe essere Anzi e poi boschi a perdita d’occhio. Tra gli alberi però un occhio attento scorge delle piccole ferite, qualcosa che non ha a che fare con la natura del luogo, delle piazzole scoperte, mezzi parcheggiati, un insieme di tubature verdi, ma di un verde che non è quello delle foglie. Qualche altra di queste interruzioni fra gli alberi chiarisce più palesemente di che cosa si tratta, in uno spiazzo è evidente anche dall’alto, una trivella, più bassa di quelle che nell’immaginario comune identificano un pozzo di estrazione petrolifera ma quello è. Già perché il lago, i colori autunnali dei faggi, i cavalli ci hanno fatto dimenticare che siamo nella zona in cui insiste la vasta concessione petrolifera dell’Eni in Basilicata e queste ferite celate fra gli alberi ce lo ricordano, ci sbattono in faccia lo scempio del territorio. 

Continuiamo il nostro cammino lungo la cresta e alla nostra destra si apre la Val d’Agri, meglio, una parte della valle, si vede il paese di Marsico Nuovo e la piana che si allunga tra le montagne, in lontananza i monti della Maddalena. 
Dopo un’oretta di cammino in cresta ecco i 1700 m del Calvelluzzo. Dalla cima sembra di sfiorare il Volturino e dietro quest’altro monte si apre la parte della Val d’Agri che non vediamo…quella dove si estende il Pertusillo (un grande invaso) ma anche, a poca distanza, il centro oli di Viggiano, il più grande e il primo impianto di raffinazione del petrolio realizzato in Basilicata (questo dettaglio fa comprendere che purtroppo non è l’unico). È nascosto alla nostra vista e ancora una volta lo dimentichiamo momentaneamente, ci godiamo la vetta, le foto di rito tutti insieme, il bello che ci circonda. 

Al ritorno, dopo la sosta per il pranzo, ci sono più tempo e fiato per chiacchierare, rifatta la creata fino a Serra di Calvello non passiamo dal monte Lama, ma ci godiamo una dolce discesa lungo un sentiero che attraversa la faggeta fino al punto di partenza, Piano del Lago, dove arriviamo giusto per goderci la luce dell’imminente tramonto. Abbiamo conservato l’entusiasmo dell’andata nonostante la stanchezza e la voglia di camminare in questa nuova avventura con l’alveare dell’APE, ci portiamo dentro anche un po’ di amara consapevolezza in più di quello che sul territorio che abitiamo, nascosto tra le montagne accade.

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Sempre più in alto
per una nuova umanità!

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