Di ritorno dall’Alpe Granda in Valtellina
CAMINANTE
“Caminante, no hay camino, se hace camino al andar.”
La frase mi è tornata in mente alla fine della giornata, ma in montagna le cose importanti arrivano quasi sempre dopo. Durante il cammino ci sono soltanto il corpo, il respiro e il sentiero che sale. Era la mia prima gita con APE. Conoscevo soltanto lei, la mia fidanzata. Le altre erano tutte persone che incontravo per la prima volta.
Camminare con sconosciuti all’inizio è un esercizio strano. Si cerca il proprio ritmo senza sapere ancora come accordarlo a quello degli altri. C’è chi va troppo veloce, chi resta indietro, chi si ferma per tirare il fiato. Ma dopo un po’ il sentiero fa il suo lavoro. Sistema le distanze. Toglie il superfluo.
Nel bosco si parlava poco. Ogni tanto il vento attraversava le betulle facendo salire dalle foglie un fruscio leggero, quasi d’acqua. Le conversazioni nascevano a pezzi, senza fretta. Da dove vieni, che lavoro fai, che montagne frequenti. Domande semplici, quasi sempre dimenticate subito dopo averle fatte. Come se la montagna ricordasse alle persone che ci sono modi più importanti per conoscersi.
A me succede spesso così: in città faccio fatica a stare dentro i gruppi, mentre sui sentieri tutto diventa più naturale. Forse perché camminare affianca le persone invece di metterle una davanti all’altra. Non obbliga a sostenere lo sguardo. Permette il silenzio.
Poi il bosco si è aperto. Succede sempre così: si cammina per un paio d’ore guardando dove si mettono i piedi tra sassi, radici e foglie; e poi all’improvviso il mondo si allarga. L’Alpe Granda era lì, ferma nella luce del sole inaspettato di quel mezzogiorno, con i prati brillanti di verde e una corona di cime tutt’intorno spruzzate di neve nuova. Quali? Mi piacerebbe snocciolarne i nomi ma non li so mai.
