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Si è fatta la Storia

I sottilissimi fili della conoscenza non si spezzano mai. Rimangono sospesi, fluttuano nell’attesa che quei collegamenti tornino a farsi corpo. In questa Infra tante antiche conoscenze sono ritornate a materializzarsi come cari amici a cui rimani legato pur senza vederli assiduamente. Massimo, conosciuto un anno fa al festival Viaggi e Miraggi del Parco Nord, mi ha ricordato tutto ciò quando al binario cinque si è presentato per la sua prima assoluta con Ape Milano.

Forse sarà stato il richiamo ancestrale per la cascata del Cenghen o forse la settimana non era partita con il piede giusto per i più, sta di fatto che non vedevo da molto tempo una partecipazione così massiccia per un Infra. Un misto di orgoglio e responsabilità.

L’indice della mia mano destra continua a segnare, sulla check list digitale, i nuovi arrivati prendendo il sopravvento sulla lista cartacea di Adelchi. A conti fatti il contatore si ferma a tredici con un pizzico di rammarico per la defezione dell’ultimo momento di due partecipanti. Il viaggio scorre via tranquillo ed abbiamo pure la possibilità di disquisire, in una carrozza pressoché deserta, degli effetti sulla pelle dei morsi dei ragni con una menzione d’onore per quello violino rockstar della nera estiva italiana. La stazione di Abbadia Lariana ha l’unico merito di completare il gruppo con gli ultimi tre partecipanti: Simone, Francesca e Laura e dopo una breve sosta caffè nel classico bar di provincia ci incamminiamo di buona lena verso la cascata.

Il bosco ci accoglie con l’aria fresca del mattino con un sentiero stretto e acciottolato che non presenta mai pendenze impegnative ma che comunque spezza il gruppo ancora alla ricerca del giusto passo collettivo. Mastro Adelchi ci indica la direzione da prendere che, per gli sguardi più attenti, è sempre in “direzione ostinata e contraria” ai cartelli ufficiali. Il mirabolante trucco di magia apeina è resto svelato: una ragnatela di sentieri consente di arrivare alla cascata del Cenghen da varie direzioni. Non saranno mica stati i ragni a fare tutto ciò?

Con il passare del tempo le nubi lasciano il posto al primo sole caldo di stagione con il rumore dell’acqua sempre più intenso e invasivo. CI facciamo guidare da esso evitando pietre disposte a Tetris e facendo attenzione alle radici aggrovigliate alla vita come il Laocoonte. All’improvviso il sentiero lascia il posto ad uno spazio di pietre accatastate alla rinfusa che fungono da anticamera per la cascata del Cenghen che ci accoglie con il suo maestoso salto. Una parete di roccia scavata dall’acqua diventata il naturale alveo alla forza della natura. Più ci avviciniamo al cuore della cascata più la temperatura si abbassa drasticamente.

E’ tempo della foto di gruppo tra pile indossati frettolosamente e bandiere non correttamente allineate ma la fotografa d’occasione, una turista tedesca, non lasciava troppo spazio ai preparativi.

Il racconto dell’escursione potrebbe concludersi con questa graziosa scena bucolica ma l’Infra riserva sorprese quando meno te lo aspetti. Dopo aver stabilito in quale radura posare zaini e iniziare ad azzannare le cibarie, mi scatta l’istinto di mettere alla prova l’intero gruppo in una sorta di laboratorio politico per creare una nostra carta d’intenti: il Trattato di Cenghen. L’unica regola da osservare è che ogni componente ha diritto a dire un articolo del trattato a suo insindacabile giudizio.

Il vostro affezionato inviato sul campo non vi descriverà i processi logico mentali che hanno portato ai tredici articoli ma vi posso assicurare che non sono girate droghe pesanti ed anche il vino è stato bevuto in modestissime quantità per cui quello che state per leggere proviene dalla mente di persone adulte e nel pieno delle loro facoltà mentali:

Trattato di Cenghen

Articolo 1. Gli esseri viventi hanno il diritto di migrare

Articolo 2. La migrazione non è un reato

Articolo 3. Libera terra libera tutte

Articolo 4. I dazi di Hormuz alla Palestina

Articolo 5. Trasporto pubblico gratuito universale

Articolo 6. Liberalizzazione delle droghe

Articolo 7. Sgravi fiscali al trasporto privato non inquinante

Articolo 8. La lentezza è un valore

Articolo 9. Se piove non cambia nulla

Articolo 10. Settimana corta lavorativa

Articolo 11. Abolizione di tutti i simboli religiosi (in montagna)

Articolo 12. Il socialismo è l’unico sistema economico

Articolo 13. L’amore è amore

Tra un misto di imbarazzo e orgoglio possiamo dire che l’Infra ha fatto la Storia o per lo meno ha gettato la prima pietra per la costruzione della sua personalissima Repubblica in vigore rigorosamente ed esclusivamente a metà della settimana. Con la pancia piena e il dibattito post trattato in continuo fervore, imbocchiamo la strada del ritorno superando anche una possibile scissione nei pressi di un bivio che cementifica la reale unione del gruppo.

Arriviamo così nel centro di Abbadia Lariana che è decisamente molto più suggestivo della sua stazione ferroviaria fermandoci ad una caratteristica Osteria che trasmette accoglienza e ristoro. Da qui ammiriamo in lontananza il lago di Como mentre il sole ormai fa sentire il suo calore. Il tempo è tiranno per Alberto e Vittorio che si fiondano in discesa trainando per la statale tutta curve l’intera combriccola che ha salutato precedentemente Simone, Francesca e Laura auto muniti. La fretta è dovuta all’impellenza di prendere il primo treno possibile e questo ci fa accelerare il passo ma non ci impedisce di apprezzare il silenzio del posto che viene rotto da motorini smarmittati di Super Giovani dell’impennata facile.

Arriviamo a gruppetti sulla banchina della stazione in cui ci mescoliamo all’umanità uniti nell’attesa del treno che non tarda ad arrivare. Il ritorno è in mezzo a un flusso di turisti che solo pochi anni fa era impensabile immaginare a cui si fa fatica a dare una spiegazione del perché siano qui. Posso immaginare più per una foto proveniente dall’Instagram che per una scelta consapevole delle bellezze naturali che offre il lago di Como.

E’ tempo dei saluti, degli arrivederci cordiali e delle strette di mano sincere guardandosi negli occhi per tenere ben saldi quei fili invisibili della conoscenza che legano tutti noi ad un’umanità che tenacemente resiste.

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