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Il primo maggio delle Scioperate

Il 1° maggio delle scioperate è iniziato con una partenza che non è stata contemporanea: un piccolo sciame di 6 è partito al mattino in treno, altre 8 sono sopraggiunte in auto; io e Cristina le abbiamo raggiunte al pomeriggio per cui racconterò solo ciò che ho vissuto.

Siamo partite dalla Stazione Garibaldi alle 15:52, con piccola attesa con suspence perché Cristina arrivava in bici al volo dopo aver salutato Lucia la sua splendida piccola, dalla quale si separava per la prima notte e scusate ma è tanta roba.
Prima di darmi conferma Cristina aveva controllato il percorso; perché lei è il tipo che “se non vedo la cartina non vengo” e ovviamente si parla di versione cartacea: regola della montagna ereditata dal padre. Abbiamo raggiunto la stazione d’arrivo Lecco Maggianico in orario alle 17:10 e ci siamo accorte che non avremmo avuto problemi a trovare il sentiero, perché i cartelli erano presenti già al piazzale della stazione. Perfetto, siamo partite senza indugio e raggiunto il rifugio senza difficoltà, ma lentamente perché io sono lenta da grande, lo ero da giovane, lo sarò da centenaria: lenta, ma costante…
Siamo arrivate al nostro mi auguro futuro “rifugio apeino” all’ora più bella del giorno, poco prima del tramonto quando tutti scendono a valle, la luce diventa morbida, il silenzio domina e i rumori sono ovattati. Agata era un po’ in pensiero per noi, perché a tratti tira fuori un tratto da mamma orsa, che è dolcissimo, ma tenta di reprimere.

Dopo i veloci saluti e presentazioni siamo andati alla scoperta del nostro “futuribile rifugio”: Cristina non nasconde il compiacimento per la casa nel bosco. Io la casa l’avevo già vista da fuori alla festa del tesseramento. Appena entri c’è la sala da pranzo, riscaldata dal fuoco del camino: sedie, panca, tavolo, ma soprattutto un lampadario rubato dalle riprese di Frankenstein junior, che se per caso ti cade in testa potresti rimanere offeso; dietro una porta c’è una cucina spartana e lavandino, una porta altezza gnomo conduce a un ripostiglio. Saliamo al piano di sopra rigorosamente senza scarponi.
Ci sono 3 camere con letti a castello (totale posti letto 12) e una stanza da bagno completo: gabinetto, lavandino, doccia e bidet… e sì il bidet perché noi non siamo mica barbari americani e il bidet lo vogliamo, sempre e a qualsiasi altitudine; nel bagno c’è un calorifero elettrico stile spaziale, che richiama come c’immaginavamo noi bambini il 2000: avete presente macchine volanti, tutti con tutine aderenti, alimenti in compresse e sì quei termosifoni elettrici…
Richiamate all’ordine perché alle 19 avevamo prenotato al Rifugio Camposecco la cena, abbiamo scelto il letto e srotolato il sacco a pelo… ovviamente Cristina ha liberamente scelto di dormire al piano superiore del letto a castello, dopo aver scorto il mio sguardo supplichevole. 

Programma della serata: 
– ore 19 cena al rifugio, d’altronde siamo scioperate 
– ore 21 presentazione del film scelto per l’occasione
– ore 21:15 Bread and roses di Ken Loach
– ore 23 dibattito
La cena al rifugio è stata ottima e abbondante… non vegana. Matteo, il gestore, ha preparato in nostro onore un risottino con i funghi; poi dimentichiamo il colesterolo e trigliceridi: abbiamo condiviso rusticciada, formaggi e una balotta (palla di polenta con cuore di formaggio). Tutto bagnato da birra e vino in quantità moderata, perché ricordiamoci che storicamente l’APE si fonda sul principio di favorire una sana attività fisica nella natura e la moderazione nell’uso dell’alcool nella classe proletaria. Chiudiamo con un piccolo assaggio di salame di cioccolato e amaro per digerire tutti i grassi saturi, insaturi, polinsaturi… e chi più ne ha più ne metta!

Lasciamo la tavola e fuori ci aspetta uno spettacolo per gli occhi: vediamo in basso le luci di Lecco che illuminano il lago e nel cielo stelle più luminose di come le vedi in pianura…
Percorriamo il sentiero che ci porta alla nostra baita e con un’organizzazione da pionieri gli addetti della commissione cinema allestiscono un cinema nella zona giorno; una vera proiezione con lenzuolo schermo, va bene non stirato ma il suo dovere lo fa; c’è chi ha paura della pesantezza del film, c’è chi pensa che si addormenterà, c’è chi sta in silenzio osserva l’organizzazione compiaciuta.
Invece parte la proiezione e ci tiene attente: Ken Loach è un grande, ti cattura fino alla fine, senza effetti speciali, ma con la profonda capacità di raccontarti l’ingiustizia senza mai essere banale.
Dibattito in sintesi: bello un pugno nello stomaco; come solo Ken sa fare; rivelarti le amare realtà dei lavoratori.

Tutti a dormire, c’è chi vuole alzarsi all’alba per raggiungere il Resegone (uno), il quale si spegne a comando. La notte è trascorsa tranquilla: abbiamo dormito tutti e svegliati a turni. Colazione e poi si scende in 2 gruppi.
La discesa avviene senza difficoltà, con un po’ di malinconia si scende, d’altronde bisogna sempre scendere prima o poi. Prendiamo il treno e arriviamo a Milano: che bello poter prendere il treno e arrivare al nostro rifugio, riprendere il treno e lasciarlo fino alla gita successiva.
Ora dobbiamo trovare un modo di far divenire un desiderio reale… coraggio compagne!

Cristina per APE Milano 

NB eravamo in 2 Cristine, non sono dissociata!

1 maggio, camposecco, milano, scioperate