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Altopiano della Lessinia

20/09/26 Il fascino della monotonia (Altopiano della Lessinia)

ape brescia

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  • 20-09-2026
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20/09/26 Il fascino della monotonia (Altopiano della Lessinia)

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20/09/26 Il fascino della monotonia (Altopiano della Lessinia)

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L’altopiano della Lessinia e i monti Lessini sono due realtà distinte, separate dalla profonda valle di
Ronchi. E sono diversi come il giorno e la notte. Se nei Lessini è marcato il senso del verticale, sui
pascoli dell’altopiano domina la profondità orizzontale, con spazi che fan pensare a continenti più
vasti e aridi del nostro. 2000 anni di disboscamento han lasciato poche chiazze di alberi, e la vista
spazia senza ostacoli tra le infinite colline d’erba. Qua e là malghe, ma le mucche se ne vanno in
giro senza apparente custodia. La presenza umana la vedi nelle opere, non nelle persone che
sembrano tutte fuggite altrove.

È difficile percepire di muoversi tra i 1400 e i 1800 metri di quota.
Dato che qui “raggiungere” un posto o l’altro è visibilmente privo di significato, più che un sentiero
seguiremo una rotta, marcata dagli steccati dei pascoli e dai cippi ottocenteschi del confine tra
Venezia o il regno d’Italia e gli Asburgo. Saremo sul percorso europeo E7, piuttosto astratto ed
incompleto allo stato dell’arte. In teoria collega la Romania col Portogallo ma …. attraversa anche
la Val Trompia in qualche posto che neppure l’IA è in grado di identificare. Nel 1915 l’altopiano fu
trasformato in una fortezza in attesa di una guerra che in realtà non arrivò mai: 20mila soldati e
5mila operai confluirono qui, furono realizzati 8 km di trincee e quella fitta rete di stradine che oggi
ne rende facile la frequentazione. Lungo il percorso spenderemo 10 minuti a visitare un labirinto di
trincee naturali dal nome invitante, il Ridotto del Pidocchio. La nostra camminata non presenta
impegno tecnico di alcun tipo, ma è molto lunga. Pendenze da escursione vera (circa 300 m) sono
presenti solo nella prima ora e mezza, alla quale seguono due ore di pellegrinaggio in saliscendi
fino ad una leggera elevazione posta al bordo est dell’altopiano, detta “cima” Sparavieri con tanto di
croce e targa. Qui il terreno precipita nella profonda valle di Ronchi, e al di là di quella si impone la
muraglia dei monti Lessini. Solo ora ci si rende conto di essere a 1800 metri.

Ritrovo:
Ore 7:00 a Brescia al capolinea metro Sant’Eufemia (qui)
Ore 9:00 Passo Fittanze, davanti al visibile monumento ai caduti (qui).

Dislivello: 500-700 m (difficile esser precisi, sono 400 metri sulla mappa, ma ci sono tantissimi
saliscendi).

Sviluppo 13+13 km (andata e ritorno stesso percorso)
Tempi: andata: 3 h 30’, ritorno: 3 h, più 10’ per la visita alla ridotta del pidocchio. Chi preferisse
deviare verso il rifugio Podestaria per il pranzo può risparmiare 30’+20’ tra andata e ritorno.

Difficoltà: 2 API. La “difficoltà” qui è la lunghezza. Sulla strada sono presenti almeno 2 rifugi, lungo la strada o raggiungibili con chiare deviazioni, e il ritorno segue il tracciato dell’andata.

Info per dubbi o altro: Andrea 347 2730318 (contattare mediante messaggi whatsapp)

Percorso auto: Autostrada per Verona e poi per Brennero fino all’uscita Ala-Avio. Dall’uscita,
direzione Trento e poi Ala (quindi appena scavalcato l’Adige si rigira a destra come se si volesse
tornare verso Verona, ci sono le indicazioni). Appena oltrepassata Ala, chiarissime indicazioni
“Sega di Ala” fanno imboccare una strada di montagna che seguiamo per 15 km. La strada è ben
tenuta e protetta e per l’80 % ampia due corsie, ma è ugualmente con sollievo che alla fine
raggiungiamo l’altopiano. L’ultimo km di salita piuttosto ripido e necessita la prima marcia.

Raggiunta Sega di Ala si prosegue sulla stessa strada per 1 km circa fino all’evidente monumento ai caduti di Passo Fittanze. Al monumento c’è una grosso spazio di posteggio, facilmente pieno dopo le 9.
Ci sono altri spazi poco oltre a lato strada, ed un altro grosso posteggio 500 metri più oltre.

PERCORSO: Si svolge su strade o sentieri – in teoria. In realtà le segnalazioni sono molto poche, ma
molti luoghi lungo il percorso hanno strade carrozzabili che li raggiungono e quindi sono segnalati
dal navigatore del telefono. Anche nella nebbia non ci si perde.

Prima parte: Passo Fittanze (1400 m) – Rifugio Malga Lessinia (1616 m), 1 h 15’.
Dal passo parte una stradina asfaltata che volendo porta alla Malga. Inizia aggirando sulla destra
una collinetta, noi invece prendiamo tracce di fuoristrada su erba che aggirano la stessa collinetta a
sinistra e seguiamo queste tracce mantenendoci sulla destra di uno steccato, verso un punto di
nuovo vicino alla stradina. Questa gira verso destra mentre noi imbocchiamo un visibile sentiero
(segnato) che seguendo sempre lo steccato sale a sinistra verso un boschetto. Attraversato questo si
raggiunge una malga, la si aggira sulla destra (per non dover scavalcare fili elettrizzati) e poi di
nuovo imbocchiamo tracce di fuoristrada in salita direzione est, che prima seguono la strada e poi
ne tagliano un ampio tornante, e infine (scavalcato con qualche difficoltà un filo spinato, c’è un
cancelletto ma a volte è bloccato) riportano sulla strada in prossimità di un trivio. Qui imbocchiamo
la strada che diventa sterrata verso sinistra e in breve raggiungiamo il rifugio Malga Lessinia
(servizio bar sulla destra oltre l’angolo, senza bisogno di entrare). Nota: questa strada presenta due problemi: (1) è ghiaia bianchissima, occhiali da sole importanti, (2) è molto frequentata da ciclisti, motociclisti e pure qualche auto. Ridotto del Pidocchio, pochi minuti dopo Malga Lessinia. Questo è un posto alla cui visita val la pena di dedicare 10 minuti, decideremo sul momento se all’andata o al ritorno. È un piccolo labirinto di trincee naturali che furono sfruttate dai nostri alpini per arroccarsi ad aspettare i Tartari. I quali, come nel noto romanzo, mai furon visti dato che i (furiosi) combattimenti si fermarono più a nord. La frontiera tra l’Italia e l’Austria era a qualche centinaio di metri, ma comunque correva vicina al
ripido bordo nord dell’altopiano, e quindi per gli austriaci sarebbe stato impegnativo attestarsi lì.

Seconda parte. Malga Lessinia (1616 m) – Cima Sparavieri (1797 m), “sentiero” E7, 2h 10’.
Proseguiamo lungo la stessa sterrata, direzione rifugi Caltelberto e Podestaria. Poco oltre il ridotto,
una apertura nel filo spinato a destra ed una traccia consentono di tagliare due tornanti e
raggiungere il bivio tra le direzioni Caltelberto e Podestaria, in 30’ dalla malga. Qui imbocchiamo
in salita le solite tracce in erba che seguono gli steccati, mantenendoci per il resto del percorso a
sinistra della strada per il rifugio Podestaria, ma quasi sempre in vista di questa. Proseguiamo per
un’ora mantenendo la direzione, con lunghi saliscendi in un contesto stile “Cloudbusting” (per chi
si ricorda quel videoclip di 40 anni fa). Qua e là appaiono contrassegni E7 e steli consumate che
segnalano il confine tra Austria e Italia (fine 1800) o tra Venezia e gli Asburgo (1700).
Tocchiamo la strada in un punto poco prima del rifugio Podestaria, visibile avanti a destra.
Chi a questo punto preferisce mangiare lì anziché raggiungere cima Sparavieri può proseguire per
altri 10 minuti lungo la strada. Seguendo invece la pista dell’E7 per altri 40 minuti scavalchiamo
un’altra collinetta, ritocchiamo la strada e deviando un po’ a sinistra nei pressi di una panchina e di
un paletto con indicazioni seguiamo la evidente traccia in salita che punta verso la cima di una
collina con tanto di croce. Alla croce, un cartello recita “cima Sparavieri” ed una recinzione sbarra
la strada per impedire ai distratti di cadere giù dall’altopiano. Il contrasto tra il paesaggio da un lato
e dall’altro non potrebbe essere maggiore. Davanti a noi il fossato da vertigine della valle di Ronchi,
e oltre quello le pareti dolomitiche di cima Carega. Alle nostre spalle, gli assonnati pascoli
dell’altopiano.

Nota pranzo: Nulla vieta di dividerci in due gruppi, uno per la cima Sparavieri e uno per il rifugio
Podestaria, e darci un appuntamento per il ritorno nel punto dove ci siamo separati. Ma il rifugio
Podestaria e la cima Sparavieri non sono destinazioni compatibili. Chi va da una parte non va
dall’altra, o i tempi si allungano troppo.

Il ritorno è lungo lo stesso percorso. Essendo in prevalenza in discesa (comoda), impiegheremo
mezzora di meno che all’andata, ossia circa 3 ore.
Le adesioni online (google form qui) sono aperte fino a:
– giovedì 17/9/2026 per i soci APE.
– martedì 15/9/2026 per i non soci, che saranno contattati per completare l’iscrizione.


L’abbigliamento è da 1400-1800 metri a settembre, con un pensiero al vento che qui può essere
intenso. Se il terreno è secco va bene qualsiasi tipo di scarpe, ma è facile che non lo sia e ci
muoviamo molto su erbetta che può essere umida. Pranzo al sacco oppure al rifugio Podestaria se
non si vuol rischiar di deperire (in quest’ultimo caso ci si dovrà separare per circa un’ora dal resto
del gruppo, dato che il rifugio è comunque fuori percorso anche se chiaramente in vista).