PRIMA GITA CON APE PADOVA

Racconto di alcune apette bolognesi infiltrate.
E’ da un po’ che facciamo bzzzz verso Padova, “sarebbe bello organizzare qualche gita intersezionale!”. Al campeggio nazionale del alveare scopriamo che il 28 giugno Ape Padova fa la prima uscita, destinazione Monte Grappa, imbuchiamoci subito!
Sono i giorni della canicola, lo sciame bolognese è devastato dalla calura, in 4 ci rifugiamo fra le dolomiti di Feltre durante il weekend.
Sulla cima del Pizzocco si crepa sotto il sole a 2100 metri, il Grappa è 1777, sopra c’è il memoriale e poca ombra. “Domani chiamiamo i padovani e diciamo che non ci siamo, d’altronde, il Grappa, la
guerra…diserzione!”. Alla fine prevale la curiosità e ci ritroviamo con le apette padovane (piu’ un’altra bolognese) al rifugio Forcelletto. Loro sono tante e carichissime, hanno pure la bandiera di Ape con
l’asta.
Sventolando la gialla ape bandiera sotto il sole si parte, sono quasi le 11:00, un orario record persino per le bolognesi. Intorno il paesaggio è buffo, gli alpeggi e le conifere da cartolina alpina stonano con il caldo cocente. Per fortuna quasi subito si va sotto agli abeti, l’alternativa sarebbe stata finire, per la disperazione, a tuffarci nelle vasche di abbeveramento delle mucche. O’ torbide, verdi, tiepide acque…

Alla curva di Ca’Tasson (1420m), ci spiegano che durante la Prima Guerra Mondiale nonostante venisse chiamata “la Curva della morte” per la vicinanza tra le trincee italiane e austro-ungariche, nei momenti di tregua i soldati dell’uno e l’altro esercito si parlavano e scambiavano pane e tabacco, ennesima dimostrazione che quella guerra (ma non solo) era stata decisa nei salotti e poi combattuta da poveracci costretti a stare lontano da casa.
“Oh vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letti di lana
schernitori di noi carne umana
questa guerra ci insegna a punir”
Qualche curva più in là si lascia il riparo degli alberi, a destra troviamo un buco che soffia gran aria fredda, c’è la targa del catasto veneto delle grotte, la 3680. Infatti oltre a tutti i buchi artificiali fatti durante la Prima Guerra Mondiale che abbiamo visto lungo la mulattiera, dentro al Grappa ci sono vari sistemi carsici e più avanti troveremo un enorme pozzo chiuso da una grata. A casa due delle apette bolognesi troveranno la conferma che è anche quella una grotta, l’ Abisso Spaurasso, chiusa per evitare che le persone ci cadano dentro.

Dopo aver risalito una bella costa panoramica con vista sull’afosa pianura e le montagne intorno arriviamo in cima al Grappa. Il panorama è sconcertante, sapevamo già che avremmo trovato il sacrario e la strada ma c’è anche il parcheggio, pieno di macchine, moto e pullman da gita.
Spiccano dei cappelli alpini qua e là, l’altoparlante del bar chiama le ordinazioni, il sole riverbera sull’asfalto. Le ultime apette arrivano e proviamo a ripararci dietro il ristorante per mangiare i panini e prenderci una birra. Appuntamento dopo mezz’ora per chi vuole fare un salto al sacrario.

Il sacrario del Monte Grappa, è stato costruito negli anni 30,la grafica dei cippi della “Via Eroica” ce lo faceva intuire. Qualcuno di noi trova riparo dal sole dietro a uno dei cippi per fare una pennica, qualcun altro va alla ricerca della tomba del soldato Peter Pan. Il posto vorrebbe essere solenne con quell’architettura massiccia e spoglia, arida e triste tipica dei sacrari ma anche dei mausolei di re e
dittattori. Dentro ci sono i resti di più di 22.900 uomini, austriaci, italiani e ungheresi, molti dei quali probabilmente non si sentivano né italiani né ungheresi né austriaci, alla faccia delle retoriche
nazionalistiche di allora e di oggi. Di questi quasi 23.000, 20.000 sono ignote. Nessun nome, solo carne umana.
“Voi chiamate il campo d’onore
questa terra di là dei confini
Qui si muore gridando assassini
maledetti sarete un dì”
Durante la discesa nelle teste e nelle labbra di alcune di noi fischiano le canzoni antimilitariste.
“Per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.”
