Programma gite sociali APE Brescia – Autunno 2025

Care, carə e cari,
in assemblea è stato definito il calendario sociale per i mesi autunnali: ottobre, novembre e dicembre.

Le informazioni dettagliate relative alle singole proposte verranno via via pubblicate nell’agenda e comunicate con le consuete modalità (newsletter e canali social network).

Ci vediamo, per le strade e lungo i sentieri!

PROGRAMMA AUTUNNO 2025

Ottobre

Martedì 7 ottobre 2025 – [APE INFRA] MONTE TOMBEA E MONTE CAPLONE
Gita 3 API da Magasa (BS)

Domenica 12 ottobre 2025 – AL LAGO DELLA SORBA
Gita 2/3 API da Campolaro di Bienno (BS)

Domenica 26 ottobre 2025 – IL GIRO DELLA MALGHE DI MARMENTINO
Gita 2 API da Vaghezza di Marmentino (BS)


Novembre

Domenica 9 novembre 2025 – AL RIFUGIO MEDELET
Gita 2 API da Caregno (BS)

Martedì 11 novembre 2025 – [APE INFRA] DA MALEGNO A LOZIO
Gita 1 API da Malegno (BS)

Domenica 30 novembre 2025 – ALLE PICCOLE DOLOMITI
Gita 2 API con partenza da definire



Dicembre

Martedì 2 dicembre 2025 – [APE INFRA] SENTIERO DELLA RESISTENZA TRANQUILLO BIANCHI
Gita 2 API da Binzago di Agnosine (BS)

Domenica 14 dicembre 2025 – IL DOSS DE L’ORA
Gita 2 API da Berzo Demo (BS)

Domenica 28 dicembre 2025 – IL LUNGOLAGO DA MARONE A PISOGNE
Gita 1 APE da Marone (BS)

ape brescia

28 Settembre Rifugio Monte Alben lungo il Sentiero Partigiano “Martiri di Cornalba”


Il Sentiero Partigiano “Martiri di Cornalba” è un percorso escursionistico nell’Alta Val Serina, in provincia di Bergamo, che ricorda l’eccidio nazifascista avvenuto a Cornalba il 25 novembre 1944. Il risultato fu di 15 morti tra i partigiani della brigata “XXIV maggio”, colti di sorpresa dai militi fascisti guidati dal capitano Resmini.

Ritrovo: Domenica 28 settembre ore 7.30 al parcheggio Ortomercato https://maps.app.goo.gl/eAP4PNqmHjAJ3sf77

Dati:
Difficoltà: nessuna fino al Rifugio Monte Alben (ape 2),  EE la salita al Monte Alben (ape 3)
Dislivello positivo: 750 fino al Rifugio Monte Alben, 1100 fino alla cima
Lunghezza percorso
: 13 km a/r dal rifugio
Tempo di percorrenza: 6 ore a/r dal riugio
Pranzo: al sacco o al rifugio, niente acqua sul percorso

Percorso in auto
: autostrada A4 direzione Bergamo, qui usciamo e prendiamo per la  Valseriana (Zogno e San Pellegrino Terme). Prima di arrivare a San Pellegrino, ad Ambria di Zogno, seguire a dx per la provinciale di Val Serina, raggiungere Serina dove si devia a dx per Cornalba fino a raggiungere il paese. Sono circa 90 km percorribili in 80 minuti.

A Cornalba ( 874 m)si lascia l’auto nel parcheggio vicino al cimitero (a pagamento, 5 euro tutto il giorno) o in quello di fronte alla chiesa, dove una cappellina ricorda i caduti partigiani. Si attraversa il centro storico del paese e si sale al tabellone che illustra le vicende dell’inverno 1944 e il percorso.

Imboccata la stradetta prima asfaltata poi sterrata e oltrepassata una “tribolina”, si ignora il sentiero panoramico, riservato al rientro, e la si lascia presto per un sentiero roccioso sulla sinistra (indicazioni, sempre ben presenti, “Sentiero partigiano Martiri di Cornalba”). Si risale a tornantini la val d’Ola, attraversando ripetutamente il fondovalle. Il bosco cambia rapidamente, da misto a faggio fino alle conifere. Si sbocca sugli ampi pascoli sotto l’Alben, la cui bastionata rocciosa è davanti a noi. Più a sinistra, il passo la Forca e la visibile vetta della Croce. Raggiungiamo la Casera de sòta e quindi, seguendo la linea della teleferica, la Casera de süra (1590 m), con portichetto e pozza poco distante. Da qui si sale al Rifugio Monte Alben. Fino a qui gita Ape 2: 2 ore e mezza di percorso e 750 mt di dislivello.

Se le condizioni del tempo lo concedono, chi vuole può salire in vetta all’Alben (2019 m) in circa 45 minuti (Ape 3). Consigliato EE. Ci sono alcuni passaggi su rocce e roccette anche lievemente esposte, che richiedono l’uso delle mani.

Per il ritorno una volta giunti alla Casera de süra (segnavia per Cornalba: 503) percorriamo il sentiero in piano verso ovest, si passa poco sotto una cappellina e ci si inoltra in un suggestivo ambiente di conche successive. Giunti a un pianoro con un grande abete e un masso con evidenti indicazioni dei sentieri, si imbocca, piegando decisamente a sud-ovest, il sentiero per Cornalba. Prima di cominciare a scendere, vale la pena di raggiungere, poco oltre, il Cascinetto, dove una targa ricorda l’uccisione del diciassettenne Mario Ghirlandetti e dei tre russi Angelo, Carlo e Michele, a guardia di un magazzino di viveri e armi della “XXIV Maggio”, qui sorpresi dai fascisti provenienti da Serina, nel rastrellamento del 1 dicembre. Tornati al bivio, si imbocca il sentiero 503 verso Cornalba Cornalba; dopo la grotta della Cornabusa e la grande croce che ricorda il partigiano Callisto Sguazzi ”Peter”, si segue il sentiero panoramico che, passando sotto la falesia, ritorna al punto di partenza.

Le adesioni sono aperte fino a:

giovedì 25 settembre per i soci APE

martedì 23 settembre per i non soci, che saranno contattati per completare l’iscrizione.

Per adesioni compilare il google form:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdpAdSa24cXD45UcktBsrhxCZ580hzmk7VdciQwclPdm2ym2A/viewform?usp=header

Raccomandiamo abbigliamento adeguato al periodo e l’utilizzo di scarpe da trekking. Consigliati i bastoncini. 

Campeggio APEino 2025

Come ogni anno, il terzo weekend di giugno, l’alveare apeino si ritrova in un campeggio dove riconnettere i legami frastagliati di uno sciame diffuso ormai lungo tutto lo stivale e scambiare appunti, risate, emozioni, inquietudini, progetti.

E se, dall’alto delle montagne che sentiamo sorelle, compagne, il tempo sembra immobile nel succedersi di colori, stagioni e cicli naturali, sappiamo bene che niente qui è davvero fermo e le novità sono tante, belle e meno belle, ansiose di lasciarsi commentare e raccontare, di dare spazio alla rabbia e al conflitto in nuove forme e ispirazioni, sempre mutevoli, come le sagome di boschi e praterie.

Montagne mobili, come l’umanità che le attraversa; migranti, come chi cerca nuovi spazi per continuare a esistere; precarie, sotto i colpi di vecchie e nuove forme di estrattivismo; resistenti, come chi non si rassegna a un destino di sopraffazione ed assenza di cura; silenti, tagliate fuori dai discorsi e dalle retoriche, dalle logiche di mercato e dai paradigmi della produttività e della performance.

Le sezioni dell’alveare crescono e si distribuiscono lungo gli Appennini, in un paese che spesso si ricorda delle proprie montagne solo quando queste possono essere valorizzatee generare profitto; quando sono belle da fotografare, ma mai quando nascondono sfruttamento, disastri, abbandoni, sprechi e fallimenti di un sistema di accumulazione energivoro e olocratico, che prima le spolpa e poi scarta via; quando sono alte, competitive e ricoperte di neve, dimenticando che ormai, nell’80% di esse, la neve non c’è più e forse non tornerà mai.

Come nei Monti Picentini. Due impianti sciistici arrugginiti, dismessi, ormai a secco (Terminio e Laceno), ma si parla ancora di riattivazione. Picentini dove? Forse Piacentini? Così ci bacchetta il correttore automatico.

No no. Dagli antichi Piceni, qui deportati dai romani, prende il nome una catena montuosa che è anche il secondo acquifero più importante d’Italia ed il terzo d’Europa. Da qui bevono Napoli, Bari, l’intera Puglia e oltre metà della Campania, tre milioni di abitanti, buona parte del Mezzogiorno. 9.000 litri al secondo che adesso sono meno di 5.000, sotto il peso del cambiamento climatico, della crescita urbana e delle inefficienze gestionali. Non certo a causa dei tanti paesi spopolati, dove si nasce (in pochi) sapendo già di dover partire (in tanti) per mancanza di opportunità, che fronteggiano disservizi e sospensioni della fornitura idrica perché, da qualche altra parte, c’è chi non deve rimanere senz’acqua. Come l’ILVA di Taranto con i suoi veleni, come il Centro Oli di Viggiano, come il Tecnoparco e l’industria conciaria, gli allevamenti e l’agricoltura intensiva, come i luoghi del turismo di massa e d’élite, diversamente insostenibili, che salgono di quota per generare indotti economici, sancire nuovi privilegi e riprodurre antiche disuguaglianze. La disastrosa gestione, la distribuzione ineguale e lo spettro delle nuove privatizzazioni che popolano il futuro di questo bene comune primario saranno al centro delle nostre riflessioni.

In queste “montagne di mezzo di cui non si conosce il nome e di cui si ricorda a fatica la storia, vogliamo ritrovarci, e da qui ripartire per nuove consapevolezze e nuove complicità, accomunate dall’instancabile desiderio di contro-narrare e condividere il cammino, al passo del più lento, per osservare orizzonti lontani, sempre più in alto, per una nuova umanità.

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Sempre più in alto
per una nuova umanità!

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