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Una foresta ha attraversato Milano

6/8 febbraio 2026. Il nostro racconto dalle UTOPIADI e dal corteo contro le Olimpiadi invernali più insostenibili di sempre.


Prologo

Come un apeino ha scritto, tracciare un bilancio di quello che è accaduto questo fine settimana è un esercizio scomodo. Eppure noi ci proviamo, con la convinzione che condensare lo straordinario è altresì un’impresa eroica e qui nessun* vuol essere un eroe: siamo larici, siamo terra, siamo api, siamo vento che sbatte contro la finestra e ti obbliga ad affacciarti giù, verso il bosco che reclama il suo spazio. 

Utopiadi, mattina del 7 febbraio, PalaSharp di Lampugnano. Un luogo che fa parte di quella Milano prima costruita, poi abbandonata da un Comune che allestisce vetrine, le fa sbrilluccicare, poi le lascia al suo destino.

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Bormio 9 febbraio 2025 no olimpiadi

500 larici in corteo: chiamata alle montagne e alle terre alte per il 7 febbraio 2026

Sabato 7 febbraio 2026 saremo in piazza a Milano a fianco del CIO (Comitato Insostenibili Olimpiadi) per dire che quelli di Milano-Cortina sono, come ampiamente denunciato in questi anni, giochi d’azzardo. Tra le molte promesse di partenza dei XXV Giochi olimpici invernali ricordiamo: gratuità, sostenibilità, rilancio delle politiche per le aree montane. Questi Giochi drenano almeno sette miliardi di risorse per lo più pubbliche ai bisogni dei territori alpini e pedemontani coinvolti, e mortificano l’intero arco sud delle alpi all’insegna di un’esperienza turistica poco accessibile, disinteressata allo sport di base, del tutto inadeguata ai cambiamenti che la crisi climatica ci impone.

Se anche tu muovi alla montagna non citius, altius, fortius, ma più lentamente, più in profondità e più dolcemente, cammina con noi nello spezzone delle terre alte.

larici abbattuti, milano cortina, olimpiadi insostenibili

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STRADE BIANCHE, CONTI IN ROSSO

Uno sguardo su opere e bilanci di RSI Srl a Colere

Nell’immaginario collettivo il termine strada bianca richiama immediatamente scenari bucolici e armoniosi, basti pensare agli sterrati senesi della Val d’Orcia o alle antiche strade romane. Il termine strada bianca, a dispetto di ciò che evoca, fa riferimento comunque a una strada sterrata, un’opera più o meno impattante realizzata dall’uomo in un determinato ambiente, che di conseguenza viene modificato. Queste strade, che alla vista possono risultare gradevoli e in armonia con il paesaggio che le circonda, da un punto di vista ecologico possono stravolgere completamente un territorio e risultare disastrose per le specie che vi abitano.

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