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Nel cuore di una gravina

Sabato 21 febbraio Ape AppuloLucana torna a camminare in Puglia, nel suo cuore selvaggio, là dove l’altitudine è una prospettiva che ci proietta verso il basso: la Gravina di Laterza.

Alle 9.30, davanti al centro visite dell’Oasi LIPU Gravina di Laterza, i sorrisi nel rivederci erano già larghi quanto il canyon che ci attendeva. 

Scarponi ben allacciati, per ammirare lungo i 9 chilometri di lunghezza previsti, gli scorci  più maestosi dal lato orientale.

Tra terrazze naturali e affacci mozzafiato, a dominare il paesaggio c’è la roccia scolpita dal tempo tra i colori di macchia mediterranea.

Il percorso, facile, ha unito nuovi compagni e l’immancabile mascotte del gruppo, Totino, il nostro socio quadrupede!

Nessuna fretta, solo il ritmo dei passi e il piacere di ritrovarsi. A metà percorso, il pranzo a sacco è il rito di condivisone Appulo-Lucana: calzoni con cipolla e pane con peperoni cruschi.

A far da sfondo sempre il canyon che nella sua parte finale guarda la Mar Ionio.

Al rientro, verso le 15.30, ci lasciamo alle spalle roccia e cielo per concludere la nostra escursione nei panifici di Laterza, tra birre, focacce e calzoni ripieni… e pensare che volevamo solo il caffè!

Tutti a casa con il souvenir di questa terra, il pane di Laterza da custodire e condividere come la bellezza dei luoghi attraversati.

Alla prossima!

ape appulolucana

I Misteri di Camposecco

Quarto Anno Galattico dopo Zuma, il ritrovo è al consueto binario mono numero dedicato ai regionali poco turistici. Il gruppo è già arrivato, manco solo io. Il maestro Jedi Adelchi ha la voce più calma del solito e annuncia che purtroppo Alberto non sarà dei nostri.

Un corale “nooooo!” ne decreta il sincero dispiacere ma nella galassia dell’Infra il tempo scorre tra le coincidenze dell’no oil. Si parte in perfetto orario e fin da subito si ha voglia di chiacchiere belle impegnate che ci accompagnano alla stazione di Lecco. Si scende e si risale in direzione Maggianico come se stessimo ancora danzando con i larici olimpici.

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Una foresta ha attraversato Milano

6/8 febbraio 2026. Il nostro racconto dalle UTOPIADI e dal corteo contro le Olimpiadi invernali più insostenibili di sempre.


Prologo

Come un apeino ha scritto, tracciare un bilancio di quello che è accaduto questo fine settimana è un esercizio scomodo. Eppure noi ci proviamo, con la convinzione che condensare lo straordinario è altresì un’impresa eroica e qui nessun* vuol essere un eroe: siamo larici, siamo terra, siamo api, siamo vento che sbatte contro la finestra e ti obbliga ad affacciarti giù, verso il bosco che reclama il suo spazio. 

Utopiadi, mattina del 7 febbraio, PalaSharp di Lampugnano. Un luogo che fa parte di quella Milano prima costruita, poi abbandonata da un Comune che allestisce vetrine, le fa sbrilluccicare, poi le lascia al suo destino.

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Lentius, bassius, ridiculius: di ritorno dai Giochi antiolimpici di Artavaggio!

Finalmente è giunto il più clamoroso evento dell’anno, anticipato da grande fermento e preparazioni. La gara anticompetitiva, che premia con l’oro l’ultimo arrivato, sempre ammesso che arrivi. 

I grandi giochi olimpici invernali a testa in giù: ogni mezzo di discesa su neve è ammesso, fuorché quelli canonici. Niente sci, bob, snowboard e simili: in palio un primo posto anche per il mezzo più originale.

Prima gita dell’anno, il ritrovo nel parcheggio sotto la funivia vede un fitto scambio di soldi, bollini e tessere. La strada delle macchine per il punto da cui saremmo dovuti partire è ostruita dalla neve e ci confrontiamo. Da dove siamo la gita sarà più impegnativa che da scheda, e si decide che chi non se la sente salirà in funivia. 

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Bormio 9 febbraio 2025 no olimpiadi

500 larici in corteo: chiamata alle montagne e alle terre alte per il 7 febbraio 2026

Sabato 7 febbraio 2026 saremo in piazza a Milano a fianco del CIO (Comitato Insostenibili Olimpiadi) per dire che quelli di Milano-Cortina sono, come ampiamente denunciato in questi anni, giochi d’azzardo. Tra le molte promesse di partenza dei XXV Giochi olimpici invernali ricordiamo: gratuità, sostenibilità, rilancio delle politiche per le aree montane. Questi Giochi drenano almeno sette miliardi di risorse per lo più pubbliche ai bisogni dei territori alpini e pedemontani coinvolti, e mortificano l’intero arco sud delle alpi all’insegna di un’esperienza turistica poco accessibile, disinteressata allo sport di base, del tutto inadeguata ai cambiamenti che la crisi climatica ci impone.

Se anche tu muovi alla montagna non citius, altius, fortius, ma più lentamente, più in profondità e più dolcemente, cammina con noi nello spezzone delle terre alte.

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