Incontro di Primavera 2024

Pochi giorni all’incontro di primavera del 12-14 aprile 2024. Ape Salerno e Ape AppuloLucana vi faranno sciamare sulle propaggini appenniniche in una tre giorni di camminate, convivialità e confronto, presso il rifugio Fontana delle Brecce – Marsico Nuovo (PZ).

Di seguito il programma completo:

PER INFO E PRENOTAZIONI: CAMMINATE – PASTI – ALLOGGIO

DANIELE APE SALERNO: +39 328 45 12 688
PASQUALE APE APPULOLUCANA: +39 329 77 30 651

1° Gita AppuloLucana sul monte Calvelluzzo

1 ottobre, l’appuntamento è a Piana del Lago, comune di Marsico Nuovo, il sole è già alto quando partiamo e lo è anche l’entusiasmo: è la prima gita della sezione AppuloLucana e in più insieme a noi a condividere cammino e organizzazione ci sono gli amici campani della sezione di Salerno. 
Da Piana del Lago saliamo verso la cima del Calvelluzzo, passando per il monte Lama, così affrontiamo subito il grosso dei 650 m di dislivello che caratterizzano questa escursione. La cresta del monte Lama ci da una prospettiva sulle montagne che ci lasceremo alle spalle salendo sul Calvelluzzo: Pierfaone e monte Arioso. Alternando la salita sul dorso spoglio del Lama a delle incursioni nella faggeta circostante arriviamo sulla cima Serra di Calvello, dove il panorama si apre, regalandoci una visuale più ampia che ci accompagnerà su tutto il cammino lungo la cresta che da qui arriva sulla cima del Calvelluzzo. 
Insieme al paesaggio ci accompagnano anche i cavalli che si incontrano sempre in questa zona, scorrazzano tranquilli, ignorandoci. 

La camminata dunque prosegue sulla cresta che unisce i due monti, alternando ancora momenti di passeggiata nel bosco a momenti in cui ammiriamo il vasto panorama. La giornata è limpida e lo sguardo, più veloce dei piedi si perde: sulla nostra sinistra si vedono Calvello e un altro paese che dovrebbe essere Anzi e poi boschi a perdita d’occhio. Tra gli alberi però un occhio attento scorge delle piccole ferite, qualcosa che non ha a che fare con la natura del luogo, delle piazzole scoperte, mezzi parcheggiati, un insieme di tubature verdi, ma di un verde che non è quello delle foglie. Qualche altra di queste interruzioni fra gli alberi chiarisce più palesemente di che cosa si tratta, in uno spiazzo è evidente anche dall’alto, una trivella, più bassa di quelle che nell’immaginario comune identificano un pozzo di estrazione petrolifera ma quello è. Già perché il lago, i colori autunnali dei faggi, i cavalli ci hanno fatto dimenticare che siamo nella zona in cui insiste la vasta concessione petrolifera dell’Eni in Basilicata e queste ferite celate fra gli alberi ce lo ricordano, ci sbattono in faccia lo scempio del territorio. 

Continuiamo il nostro cammino lungo la cresta e alla nostra destra si apre la Val d’Agri, meglio, una parte della valle, si vede il paese di Marsico Nuovo e la piana che si allunga tra le montagne, in lontananza i monti della Maddalena. 
Dopo un’oretta di cammino in cresta ecco i 1700 m del Calvelluzzo. Dalla cima sembra di sfiorare il Volturino e dietro quest’altro monte si apre la parte della Val d’Agri che non vediamo…quella dove si estende il Pertusillo (un grande invaso) ma anche, a poca distanza, il centro oli di Viggiano, il più grande e il primo impianto di raffinazione del petrolio realizzato in Basilicata (questo dettaglio fa comprendere che purtroppo non è l’unico). È nascosto alla nostra vista e ancora una volta lo dimentichiamo momentaneamente, ci godiamo la vetta, le foto di rito tutti insieme, il bello che ci circonda. 

Al ritorno, dopo la sosta per il pranzo, ci sono più tempo e fiato per chiacchierare, rifatta la creata fino a Serra di Calvello non passiamo dal monte Lama, ma ci godiamo una dolce discesa lungo un sentiero che attraversa la faggeta fino al punto di partenza, Piano del Lago, dove arriviamo giusto per goderci la luce dell’imminente tramonto. Abbiamo conservato l’entusiasmo dell’andata nonostante la stanchezza e la voglia di camminare in questa nuova avventura con l’alveare dell’APE, ci portiamo dentro anche un po’ di amara consapevolezza in più di quello che sul territorio che abitiamo, nascosto tra le montagne accade.

In Val Codera a svegliare la primavera!

Ritrovo in stazione Garibaldi alle 7:05 per prendere il treno per Novate Mezzola.

Sono quasi 2h30 di viaggio, ma la meta di questa domenica ci permette di fare una gita “no oil”. Il tempo passa velocemente tra chiacchiere, qualche sonnellino e il tesseramento dei nuovi iscritti.

Il gruppo è numeroso e all’arrivo affolliamo il primo bar che troviamo. Dopo una veloce colazione, raccogliamo gli zaini e lasciamo il paese seguendo i cartelli per Val Codera, la nostra meta di questa giornata.

Dal fondo del paese parte subito il sentiero (località Mezzolpiano, 316 m), quasi una mulattiera, che per circa un’ora sarà costituito da grossi gradoni di pietra e acciottolato. Il sentiero si snoda in un bosco ricco di castagni, per poi aprirsi nei pressi di una scarpata, da cui si riesce ad avere una bella vista del lago di Mezzola e più lontano un angolino del lago di Como. Il monte Legnone, come le montagne più alte della zona, mostra ancora la cima innevata. Ma il paesaggio quasi invernale non corrisponde alla temperatura della giornata, che pur col cielo velato per la maggior parte del tempo, è particolarmente calda.

Superata la parte rocciosa (una ex cava? Abbiamo trovato un vecchio bulldozer ma non abbiamo idea di come lo abbiano portato lì!), si raggiunge un gruppetto di case chiamato Avedèe (790 m). Con questa tappa intermedia termina la parte più impegnativa del sentiero. I gradoni finiscono e ci si lascia dietro un dislivello di circa 500 m. È un buon punto per riposarsi e ricaricare le energie. Il gruppo, che si era sparpagliato lungo la salita, si ricompatta e ci prepariamo alla seconda parte della passeggiata.

Il sentiero da qui in avanti non é particolarmente impegnativo e il sali- scendi costeggia la ripida valle di Codera, passando attraverso un bosco punteggiato qui e lì da altri castagni. A tratti si intravede il torrente a fondo valle.

Finalmente si raggiungono le prime case di Codera (825 m) e, affrettando il passo (la fame inizia a farsi sentire), arriviamo velocemente al rifugio Osteria Alpina, dove il gruppo si riunisce attorno ad un lungo tavolo apparecchiato sulla terrazza fuori della locanda. Tanti ospiti di età e provenienza diversa occupano gli altri tavoli.

Il pranzo è perfetto: affettati, gnocchi e ravioli di farina di castagne, polenta, formaggi e dolci, tutti fatti con ingredienti provenienti da Codera o dintorni. Completato il pranzo, non è ancora arrivato il momento di tornare. Oggi partecipiamo a “Bù marz“, un evento che si ripete all’inizio di ogni primavera da quando… da quando ci sono degli abitanti nella valle? 

I gestori dell’osteria e Roberto, anima dell’associazione “Amici della Val Codera“, ci consegnano campane e campanacci, mentre ci spiegano che, secondo la tradizione, vanno suonati facendo il giro del paese, per scacciare l’inverno e risvegliare la primavera. È un’ottima occasione per visitare il piccolo borgo e passare accanto ad alcuni vecchi edifici storici, come la scuola, che nel momento di massima espansione del paese serviva 500 abitanti.

Al termine del giro, i cuochi dell’Osteria Alpina distribuiscono generosamente frittelle di mele, come tradizione insegna. Leccandoci le dita, salutiamo e iniziamo il rientro, ripercorrendo i nostri passi fino all’inizio del sentiero. Il tempo di una birra ed è ora di saltare sul treno, che affollato di turisti e pendolari del weekend, ci riporta alla Stazione Centrale.

A livello tecnico, il sentiero non è stato difficile. La parte a gradoni mette alla prova quadricipiti e ginocchia, ma non è richiesto un particolare allenamento. Se non si ha intenzione di avventurarsi nella valle al di sopra di Codera, una mattinata è più che sufficiente, anche concedendosi diverse pause. Due fontanelle all’inizio del percorso e a metà strada permettono di ricaricare le borracce. 

Camminata a parte, quello che rimane più di tutto è il calore dell’accoglienza delle persone che animano questo villaggio isolato tra le montagne. La loro passione nel tenere vive le tradizioni di Codera e il lavoro ammirevole di recupero delle case e delle coltivazioni lanciano un bel messaggio di rinascita, in controtendenza con lo spopolamento delle valli meno turistiche.

Giacomo e Isabel per APE Milano

val codera

L’Alpe Devero in stato di grazia

Eravamo in quattro: un piccolo manipolo determinato a lasciare impronte sulla neve all’Alpe Devero, mai così tanta in tutto l’inverno. Siamo partiti all’alba di sabato 9 marzo, nonostante le previsioni di nuvole e qualche precipitazione ma con l’assicurazione (verbale) che le condizioni che avremmo trovato in giornata all’Alpe e nell’avvicinamento sarebbero state di assoluta sicurezza.

Lasciata la macchina al parcheggio, data l’impossibilità di percorrere il sentiero da valle, siamo entrati nel paese e siamo stati catapultati subito in una dimensione da sogno: casette in pietra coi tetti coperti di neve, silenzio, bianche distese incontaminate contornate da ruscelli, una presenza umana limitata a pochi, discreti esemplari muniti di ciaspole o sci con le pelli, qualche cane educato. Indossate le ciaspole, alcune di pregevole fattura vintage, ci siamo incamminati sul percorso invernale per l’Alpe Crampiolo.

La visibilità era buona, la traccia presente e soffice. Dopo esserci inoltrati in un boschetto di larici, abbiamo raggiunto agevolmente l’abitato di Crampiolo, anch’esso praticamente tutto per noi, cosa davvero rara. La temperatura non era rigida ma cominciava a fioccare debolmente, così prima di incamminarci per la diga di Codelago ci siamo assicurati un posto al calduccio per il pranzo, in un agriturismo dove solitamente bisogna prenotare due mesi in anticipo.

La salita a Codelago è rapida e rilassante e, arrivati in cima, la vista sul lago coperto di neve e senza tracce è davvero suggestiva. Lì ci siamo fermati, come previsto, perché oltre il boschetto di larici su uno dei lati sussisteva un possibile pericolo valanghe.

Dopo pranzo, prima di fare ritorno alla piana del Devero, ci siamo avventurati fino al Lago delle Streghe, prestando attenzione alle lanche (piccoli corsi perifluviali tipici di questa zona) celate dalla neve. Anche qui non ci siamo avventurati oltre la parte sicura (qualche anno fa il lago era stato quasi cancellato da una valanga mista a terriccio: ora è tornato come prima, e nella bella stagione presenta colori smeraldini e cangianti che si possono ammirare sedendosi sulle grandi rocce soprastanti).

Al ritorno abbiamo percorso una strada diversa da quella dell’andata, andando così a formare l’anello: anche in questo caso non ci stancavamo di ammirare i dolci avvallamenti, i sassi col cappuccio di neve, gli alberi contornati di bianco: come colonna sonora, qualche uccellino e le sporadiche chiacchiere di noi che ci stavamo conoscendo, nella gioia di condividere una situazione speciale.

L’ultima tappa è stata dal rifugista Michele, uno dei fondatori del Comitato Tutela Devero, nato per difendere l’Alpe da “progetti di nuovi impianti, piste da sci e da mountain bike, strade, alberghi, bar e strutture ricettive: consumo di alberi e suolo, bacini idrici, neve artificiale, danni all’ambiente delicato e insostituibile”.

Tra torte di mele, bombardini e tisane, abbiamo parlato degli ultimi sviluppi: mentre il comitato si sta muovendo con super-avvocati a livello europeo (motivo per cui sono gradite donazioni, che si possono effettuare sul sito https://comitatotuteladevero.org/), la cordata di speculatori è stata comprata in blocco da un magnate della cremazione (“uno che avrà sempre lavoro”) che ha una casa lì, e tutti sono in attesa delle sue mosse: vorrà fare dell’Alpe Devero un luna park di sua esclusiva proprietà o preservare quella magia che lo ha portato lì?

Con un po’ di pensiero magico nel cuore e tanta bellezza negli occhi, ci siamo avviati alla macchina…

alpe devero, neve

Programma gite sociali APE Brescia – Primavera 2024

Care, carə e cari,in assemblea è stato definito il calendario sociale per i mesi primaverili: aprile, maggio e giugno.

Le informazioni dettagliate relative alle singole proposte verranno via via pubblicate nell’agenda e comunicate con le consuete modalità (newsletter e canali social network).

Approfittiamo invece per segnalarvi già da ora (i dettagli arriveranno presto) tre iniziative a cui teniamo particolarmente.

Il 21 aprile parteciperemo con Ape Milano e Ape Bergamo a una gita intersezionale partigiana, che avrà come destinazione la MalgaLunga, il museo-rifugio della Resistenza bergamasca che si trova sui monti tra Soevere e Gandino.

Il 12 maggio saremo con ANPI Brescia – Sezione Caduti di Piazza Rovetta in Val Trompia, per una camminata dal Passo Maniva alla Capanna Tita Secchi.

Infine, dal 13 al 16 giugno saremo in Val Bondione, in provincia di Bergamo, per l’annuale Campeggio Nazionale Apeino.

Ci vediamo, per le strade e lungo i sentieri!

PROGRAMMA PRIMAVERA 2024

Lunedì 01 Aprile – Pasquetta con APE
Gita in Bici con partenza da Brescia e pranzo al Bosco di Sant’Anna

Domenica 07 Aprile – Monte Rodondone e Croce di Pezzolo
Gita 1 APE \ 2 API \ 3 API da Gardone Val Trompia

Martedì 16 Aprile – [APE INFRA] Giro dei Canti – Val Imagna
Gita 1 APE da Fuipiano

Domenica 21 Aprile – Gita Intersezionale Partigiana alla MalgaLunga
Gita 2 API con Ape Milano e Ape Bergamo

Domenica 05 Maggio – Giro dei Grassi
Gita 1 APE \ 2 API da Concesio

Domenica 12 Maggio – In Maniva con ANPI Sezione Caduti di Piazza Rovetta
Gita 1 APE dal Passo Maniva alla Capanna Tita Secchi

Martedì 14 Maggio – [APE INFRA] Corna Blacca
Gita 2 API dal Passo Maniva

Venerdì 17 Maggio – [FRA IL CHIARO E LO SCURO] Serale in Val Bertone
Gita 1 APE da Caino

Domenica 26 Maggio – Valle di Vandeno
Gita 1 APE \ 2 API \ 3 API da Marcheno

Martedì 04 Giugno – [APE INFRA] Cima di Laione
Gita 3 API da Malga Cadino

Domenica 09 Giugno – Pian della Regina
Gita 3 API da Saviore dell’Adamello

Giovedì 13 – Domenica 16 Giugno – Campeggio Nazionale Apeino in Val Bondione (BG)

Domenica 23 Giugno – Anello del Blumone
Gita 3 API dal Gaver

Giovedì 27 Giugno – [FRA IL CHIARO E LO SCURO] Serale alla Corna Trentapassi
Gita 1 APE da Zone

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Sempre più in alto
per una nuova umanità!

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