Autore: APE BO 2

Di ritorno dal Rondinaio, una camminata immaginifica…

Siamo emozionate per la prima uscita post estate, i posti disponibili si sono esauriti in un paio di giorni, c’è voglia di sgambettare! I giorni prima c’è da impazzire a organizzare le macchine: “massimo 15” recita la scheda sul sito “maaa due miei amici possono venire?”, “ma se viene il mio amante?”, “ciao ma io e la mia ex possiamo venire?”. Non ci piace lasciare nessun fuori per cui allarghiamo un po’. Alla fine siamo in 23 ma stavamo per diventare 30.

Il meteo non è proprio favorevole, quasi tutte le previsioni ci dicono che troveremo il terreno bagnato ma che per il nostro arrivo in tarda mattinata dovremmo essere tranquille, pioverà solo nelle prime ore della domenica mattina e si sa..noi di Ape Bologna non siamo così mattiniere!

Riempiamo le auto e ci dirigiamo verso il Lago Santo Modenese, circa due ore e mezza di auto ci separano dall’inizio del cammino. Con altre tre apette ci incontreremo direttamente al parcheggio del lago. Una sola previsione meteo ipotizzava brutto tempo al nostro arrivo, beh..aveva ragione! La pioggia è battente, ci vestiamo di plastiche, antipioggia, kway, coprizaini e dopo una pausa caffè decisionale iniziamo ad andare, almeno fino al Lago Baccio, poi si vedrà, magari smetterà, magari si aprirà…

Saliamo dentro al bosco, bagnate dalla pioggia che scende e anche dall’acqua rimasta tra gli alberi, dopo circa venti minuti arriviamo al Lago Baccio, l’aria è carica di umidità ma la pioggia non scende più, ci spogliamo, ammiriamo i disegni che le alghe fanno sul pelo dell’acqua mentre le nuvole iniziano a diradarsi, di poco ma, quel che basta per indicarci la giusta direzione. Si decide insieme di andare, magari si aprirà…

Seguiamo il sentiero CAI 523 fino al crinale, risalendo la parte destra della vallata tra mirtilli, massi e pietraie. Al nostro passaggio le nuvole si diradano, lasciando dietro di noi un panorama luminose e aperto fino alla pianura. Ma sopra le nostre teste le nuvole sono ancora presenti e basse, ci impediscono anche di vedere il Monte Giovo, è sulla nostra destra, chi non l’ha mai visto si deve fidare dei racconti di chi da lì c’è già passato e della propria capacità immaginifica.

Raggiungiamo il crinale, la Toscana pare non esistere (ma tanto, si sa, il male arriva sempre dalla Toscana in Appennino da noi), il Giovo nemmeno, il Rondinaio idem. Altro super sforzo di potere immaginifico necessario.

Il vento tira abbastanza forte, mangiamo al volo della frutta secca, delle liquirizie e proseguiamo lungo il CAI 00 per poi deviare verso la vetta del Rondinaio (1964). Alcune apette con le ginocchia malconce sono messe alla prova ma la voglia di camminare, salire e respirare lassù è più forte, si sale..magari si aprirà…

Arrivate alla croce il vento è ancora più forte e tutto intorno a noi è ovattato, decidiamo di pranzare più a valle, ci fermiamo per la consueta foto con bandiera ApePalestinese e per “s”correggere degli appunti sul libro di vetta.

Tre apette iniziano a scendere lungo il crinale secondario che va al Rondinaio Lombardo. Urla sopra il vento “ma guardate che c’è più in basso un sentiero meno esposto”. Le tre apette si guardano, una supplica con gli occhi “ma possiamo andarci comunque?”, “Noi andiamo di qua, se fra mezzora non ci vedete iniziate a preoccuparvi”. Solitamente il gruppo non si divide ma la voglia di fare le roccette è tanta, la fiducia pure…Ma sì dai..Il resto dell’alveare ritorna sui propri passi, passa da sotto e dopo 5′ si ricongiunge con le tre apette-caprette.  Decidiamo comunque di non andare fino al Rondinaio Lombardo, sarebbe una deviazione inutile, non si vede nulla, troppo potere immaginifico richiesto, sono le 15 e le pance ruggiscono.

Finalmente il vento si placa, troviamo una radura di mirtilli e pietroni con sedute comode, è ora della pappa, le pance brontolano!

Da lì inizia la parte più dolorosa per ginocchia e gambe malconce, c’è da scendere tra massi scomodi e molto ripidi, a volte la tecnica del “scendo seduta” aiuta, c’è chi si fa distrarre da mirtilli cicciosissimi e da lamponi dolcissimi, irresistibili.

Le più golose arriveranno lunghe al consueto appuntamento birretta/tisana al rifugio del lago.

Bisognerà ritornarci

Di ritorno dalla prima uscita ape Infra…

Abbiamo fatto il primo giro di Ape Bologna INFRA, camminate per chi ha tempo anche durante la settimana. Il gruppo era composto da quattro apette e dal quadrupede Crodino, una persona ha rinunciato alla partenza causa mal di schiena, quindi siamo rimaste in due più il cane, chissà se l’apetta appenninica ci sarà a Marzabotto, alla peggio ce la scialliamo in due.

Arrivate a Marza l’apetta c’è,  piccolo caffè & chiacchiere sul prezzo della vita (“essignorasi il mascarpone costa sempre di più”) e su via dalla scalinata che attraversa il paese e porta alla frazione di Miana e da lì alle colline dove parte il sentiero C.A.I 142 fino al Monte Vignola. Il sole splende, le colline sono di un verde brillante con spruzzi di fiori gialli, il fango non manca, si sblisga parecchio. 

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Di ritorno dal Corno senza (r)impianti!

-“devo portare i ramponi?”

-“ciao, domenica voglio partecipare alla camminata ma non ho attrezzatura”

-“ma servono per forza le ciaspole?”

Domenica 9 febbraio assieme a i Sollevamenti della Terra, Boschilla e una 20ina di solidali siamo andate al Passo della Croce Arcana per ribadire la contrarietà al progetto che prevede una nuova seggiovia “Polla – Scaffaiolo”, ennesimo impianto di risalita sul Corno alle Scale che sottolinea la visione socio-economica devastante che le istituzioni hanno dell’Appennino. 

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Sempre più in alto
per una nuova umanità!

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