
Di ritorno dal RifuGino
Sabato 12 settembre 2026, sveglia all’alba. Partiamo da Milano con le prime luci dell’alba e puntiamo dritti verso la Valtellina, direzione Ponte. Al parcheggio, poco sopra i mille metri, ci ritroviamo in tanti: api di Milano e di Lecco, due sezioni dell’alveare in cammino sullo stesso sentiero. Saluti, abbracci, qualche faccia nuova, qualcuna che ritrovi dopo mesi, e si parte.
Il primo tratto è tutto bosco. Una vecchia mulattiera di pietre, abeti, un’aria fresca che profuma di muschio. E poi i funghi, ovunque: ai lati del sentiero, tra le radici, sotto ogni abete. Soprattutto porcini, a gruppi interi, uno dietro l’altro. La salita diventa presto una processione a testa bassa, tra esclamazioni, foto e passi che rallentano a vista d’occhio. La luce fatica a entrare, poi all’improvviso filtra tra i tronchi a raggi, e per un attimo alziamo tutti lo sguardo. Si sale piano, si chiacchiera, si prende il ritmo.

Io questa salita la faccio con un carico speciale sulle spalle. Dopo quindici anni di APE, è la prima gita sociale con mia figlia Greta: fino a oggi abbiamo camminato insieme solo nelle PiGra (le gite per Piccoli & Grandi). Lei nello zaino, io sotto a spingere. Nel bosco si addormenta con il ciuccio in bocca, cullata dal passo, e io provo a salire in punta di piedi, per quanto si possa fare su un sentiero. Poi si sveglia e da lì la gita cambia. Trova una piuma e la tiene stretta per chilometri, saluta gli asini, vuole scendere e correre sul prato tenendomi per mano, con la lingua di fuori e una risata che mi fa esplodere dentro di emozione. Portarla in montagna era un sogno. Vederla così dentro la giornata, curiosa, felice, parte dello sciame, è stata un’emozione grandissima, di quelle che ti porti a casa e ti restano addosso a lungo.
Usciti dal bosco, alle Piane, la valle si apre. Pascoli, baite di pietra, torrenti da attraversare su ponticelli di legno e un cielo azzurro da cartolina. All’Alpe Armisola camminiamo in fila indiana su una passerella che taglia la zona umida. Poco piĂ¹ avanti ci aspetta un gruppetto di asini, che si lascia fotografare con grande pazienza.

Poi l’ultimo strappo, e sul poggio eccolo: il Rifugio Gino e Massimo, a 1860 metri.
Il motivo di questa gita lo conosciamo tutte e tutti. A luglio, pochi giorni prima della Pastasciutta Antifascista del 25, qualcuno ha distrutto a colpi d’ascia la jeep del rifugio, dopo settimane di minacce e commenti d’odio. Un gesto vigliacco contro un luogo che ha scelto da che parte stare. La pastasciutta si è fatta comunque, e tra chi è salito quel giorno c’erano anche alcune api da diverse sezioni dell’alveare, corse subito lassĂ¹ a portare solidarietĂ ad Anna e alla sua squadra.
Tornarci a settembre, in tante e tanti, ha un senso preciso. Per noi la solidarietà è una pratica che dura nel tempo: si cammina, si sale, ci si siede alla stessa tavola. Farlo fianco a fianco con le api di Lecco ha dato alla giornata un valore in piĂ¹: le sezioni si intrecciano, e la rete che protegge questi luoghi diventa piĂ¹ forte. Ăˆ il nostro modo di dire che la montagna è di tutte e di tutti, e che resta antifascista.
Anna e il suo staff ci accolgono come si accolgono gli amici di sempre. Tavolate lunghe sotto gli ombrelloni, piatti gustosi dalla cucina, un bicchiere di rosso o una birra.

Con Greta partiamo un po’ prima degli altri, mentre il gruppo resta ancora a lungo a godersi il sole, le chiacchiere e l’ospitalitĂ del rifugio. La discesa torna nel bosco, con la luce bassa tra gli abeti, il rumore dei torrenti e un ultimo saluto ai porcini, sempre lì a guardarci passare. Una sosta al tavolo di legno in mezzo al pascolo, poi Greta torna di nuovo nello zaino. Dopo poche curve dorme giĂ , stremata da una giornata piena. Scendo con il suo respiro sul collo, le gambe stanche e il cuore pieno.
Grazie ad Anna e a tutto lo staff per l’accoglienza, alle api di Lecco per la bella compagnia. Il RifuGino fa parte dei luoghi amici di APE: ci rivedremo presto, ne siamo sicuri.
Martino per APE Milano








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