
Lentius, bassius, ridiculius: di ritorno dai Giochi antiolimpici di Artavaggio!
Finalmente è giunto il più clamoroso evento dell’anno, anticipato da grande fermento e preparazioni. La gara anticompetitiva, che premia con l’oro l’ultimo arrivato, sempre ammesso che arrivi.
I grandi giochi olimpici invernali a testa in giù: ogni mezzo di discesa su neve è ammesso, fuorché quelli canonici. Niente sci, bob, snowboard e simili: in palio un primo posto anche per il mezzo più originale.
Prima gita dell’anno, il ritrovo nel parcheggio sotto la funivia vede un fitto scambio di soldi, bollini e tessere. La strada delle macchine per il punto da cui saremmo dovuti partire è ostruita dalla neve e ci confrontiamo. Da dove siamo la gita sarà più impegnativa che da scheda, e si decide che chi non se la sente salirà in funivia.
Si parte di buona lena, con i mezzi arroccati sugli zaini, o ancora avvolti nel mistero all’interno. Sul bianco della neve troneggia una bandiera ricavata da un asciugamano da corredo, dal messaggio semplice ma chiaro: “Trump & friends VAFFANCULO”.



Al primo bivio i primi in testa (niente nomi, prego) imboccano il sentiero sulla destra. Quando lo sanno tutti che noi si va sempre a sinistra. Era quello sbagliato, e giustamente si meritano madonne e improperi dal resto del gruppo.
Arrivare si arriva comunque, sudando però parecchio di più.
La luce tra i tronchi degli alberi inganna, mostrando dietro l’apparente spianata l’ennesima salita, ma alla fine arriviamo.
Ci dirigiamo verso il rifugio per mangiare, mentre alcuni restano, per me incomprensibilmente, per l’intera durata del pranzo fuori. Durata non irrisoria, perchè qualche vile se la prende piuttosto con comodo… Li guardiamo attraverso il vetro, dal nostro angolo caldo, scambiandoci cortesie gestuali.
Il ragazzo che ci serve invita con allegria il più giovane di noi (14 anni) a bere un sano bicchiere di vino, e a tornare ai valori tradizionali, alcol, donne e motori.
Dopo il caffè non si può più tergiversare e scendiamo a preparare i mezzi di discesa. Dagli zaini spuntano fuori piscinette e gommoncini gonfiabili, una leccarda da forno, un sacco di iuta, un sottovaso che lascia scie di acrilico su tutto ciò che tocca, uno slittino di legno e due slittini a disco. E quelle che si riveleranno le due leggende della discesa: una tartaruga e un unicorno gonfiabili da mare.

Ci prepariamo alla partenza e già si è affollato un discreto pubblico divertito, con scritta in faccia la frase “ma cosa fanno questi minchioni?”. Le Minchiadi, spieghiamo a qualcuno, e partiamo. L’emozione è alle stelle, e tra i pochi mezzi che si fanno largo sulla pista, spiccano i sempre più numerosi arenati. Nessuno si dà per vinto e, facendo uso delle scorrettezze più meschine, contemplate quando non incoraggiate, ognuno trova un modo più o meno dignitoso per arrivare alla fine della discesa.
Poi è gara a provare i mezzi degli altri. Tartaruga e unicorno i più ambiti. Come emozione regalano soprattutto il terrore di non riuscire a fermarsi.
In onore all’originaria vocazione analcolica dell’associazione, poco prima delle premiazioni spuntano dagli zaini bottiglie di diverse forme e contenuti. Assistiamo alla cerimonia sorseggiando vermouth, grappa o liquore al pastel de nata.
La iuta vince il mezzo più originale, il sottovaso la peggiore discesa, e l’unicorno le Minchiadi 2026.
Come ultima impresa memorabile scendiamo in quattro sull’unicorno, sventolando la bandiera ape e il tovagliolo dal messaggio semplice ma chiaro.
Poi tutti giù con passo allegro, inframezzato da fuoco nemico di neve, superando e lasciandoci superare dagli scout del Lecco 3. Approcciando il parcheggio osserviamo la somiglianza dei casermoni sorti in risposta al turismo degli anni ’70 con Quarto Oggiaro.
Ringraziamo il visionario ideatore e organizzatore delle Minchiadi, paventando edizioni estive, e l’istituzione di un evento annuale. Ricordiamo i prossimi appuntamenti e ci salutiamo. Torniamo ridendo della giornata, che è stata tra le più belle e spassose da quando sono in Ape.
Sofia per APE Milano















