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Di ritorno dal Palanzone no oil

Riavvicinandomi ad Ape dopo un lungo periodo di tempo, ho ricominciato a frequentare l’incontro aperto mensile presso il Piano Terra. Finalmente, è arrivato anche il momento di partecipare a un’escursione. La mia scelta ricade sul Palanzone. Sembra perfetto, gita no oil: si parte in treno, non si inquina, e non si rientra a Milano con l’ansia di restare imbottigliati nel traffico del rientro.

Non essendo esperto di montagna e non conoscendo la zona, chiedo alla mia cerchia di amici montanari hardcore se la gita è alla mia portata, mi rispondono che è tranquilla e che posso lanciarmi. Per loro la difficoltà è costituita solamente dalla sveglia alle cinque.

L’appuntamento è alle 6.50 in Cadorna, da dove prenderemo in treno diretto a Caslino d’Erba. Sono il primo ad arrivare. Il tempo di tirar fuori il cellulare dalla tasca per ripassare la scheda della gita e qualcuno si rivolge a me con un “Apeino?”. Nei cinque minuti successivi il gruppo si completa, presentazioni, strette di mano e saliamo tutti sul treno.

Durante il viaggio si rompe il ghiaccio, che comunque vedremo anche fisicamente in quota. Si scopre che uno di noi abita nella stessa via nella quale abitavi tu e che qualcun altro ha fatto un concorso pubblico per il tuo stesso ente, ma ormai è troppo tardi per dissuaderlo. Approfittiamo dell’ora abbondante di treno anche per ripassare il percorso e si improvvisa anche una breve lezione sul modo corretto di comunicare via radio, anche se, essendo una decina, alla fine si è rimasti tutti compatti durante il percorso.

Il viaggio in treno vola, scendiamo e cominciamo a incamminarci in piano per le vie del paese. Davide, uno dei “capi-gita”, ci preannuncia un sentiero che salirà ripidissimo appena avremo abbandonato il centro abitato. Comincio a preoccuparmi del fatto che, a causa del mio poco allenamento, trascorrerò le prossime tre ore a guardare dove metto i piedi e ad ansimare come un cane che passeggia ad agosto sul cemento di Milano.

Invece no, si sale lungo un sentiero, sì ripido (eh… mica siamo a Milano) ma intervallato da tratti in piano che consentono di tirare il fiato e di ricompattare il gruppo. Camminiamo su un tappeto di foglie e di ricci di castagne attraverso un bosco.

L’ultima mezz’ora di salita mette alla prova le mie gambe, la cima del Palanzone è di fronte a noi, separata da un sentiero ripido ancora innevato. Una squadra di giovani atleti lo sta percorrendo di corsa, quindi non ho proprio scuse, poi si sa: quando si arriva in cima tutto (la vista e il pranzo) ti ripagano dello sforzo.

Ancora prima di tirar fuori dai nostri zaini il pranzo al sacco, uno dei riti imprescindibili di Ape è la foto di gruppo con la nostra bandiera gialla e con quella della Palestina. Davvero le bandiere sono importanti? Sì, sono felice di stare sorridente per la foto di rito dietro a due bandiere che mi sono scelto e che indicano una comunità che si è costituita invece di essersi imposta. Una piccola comunità che è più di un gruppo di gitanti.

Dopo la breve sosta per godersi la vista e il pranzo, cominciamo la discesa. Raggiungiamo un rifugio che sembra essere proprio quella la vera destinazione dell’escursione. Siamo tutti seduti al tavolo e ci concediamo quello che non avrebbe potuto entrare nei nostri zaini: torte e birre. Il caldo della stufa e il posto accogliente ci fanno sciogliere ancora di più, azzardiamo qualche battuta tra di noi, anche se con alcune api ci conosciamo da poche ore, e condividiamo esperienze sia montane che personali. Dalla sala da pranzo, si sente una tavolata che canta. Più montagna di così…

Arriva il momento di partire. La discesa è sempre un po’ velata di tristezza: si pensa a battere il tramonto sul tempo (anche se tutti noi abbiamo le frontali) e ad arrivare in tempo per prendere il treno e non subire la beffa di perderlo per due minuti. La testa non è più proiettata verso una bella giornata priva di pensieri in montagna e in compagnia, ma si riaffacciano le nubi della routine quotidiana: meglio scendere ad Affori o in Bovisa? Cosa c’è nel mio frigorifero per la cena? Faccio subito la lavatrice?

Si è sempre un po’ malinconici alla fine di una bella giornata, fortunatamente nel calendario di Ape le belle giornate (e le belle serate) non mancano mai.

monte palanzone