
Prima volta (di ritorno dal Cammino lungo l’Adda alla ricerca di Leonardo)
La mia prima avventura da organizzatore di una gita è avvenuta nell’esatto momento in cui, all’ultima cena sociale, la mia mano è andata alla ricerca di un’uscita storica dalla forma di un messaggio in codice morse.
E così mi sono ritrovato dal lato oscuro della luna, quella dell’organizzazione e della responsabilità. Dopo qualche anno da escursionista proletario mi sembrava giusto cominciare a dare un contributo più attivo e l’Infra era il naturale approdo da cui iniziare.
Per chi organizza, la gita inizia alcune settimane prima con il sopralluogo, un momento più intimo ma di fondamentale importanza per la stesura della scheda e prevedere eventuali trabocchetti lungo il percorso. Farla con l’Adelchi’s Family è stata un’esperienza molto bella per me e a pensarci bene quasi obbligatoria visto che il giorno della gita era il Mercoledì.
Da Airuno a Trezzo d’Adda, tragitto pianeggiante ma dal chilometraggio alto per far innamorare del potere sociale della camminata a più apeini lavoratori possibili.
Le iscrizioni arrivano lente ma regolari e alla fine siamo in sette a ritrovarci in stazione Garibaldi. La giornata è nuvolosa ma non fredda e il gruppo arriva con puntuale anticipo che ci consente di scambiare quattro chiacchiere e iniziare a creare la giusta alchimia.
Sul treno si inizia a fare un po ‘di caciara da comitiva con picchi di decibel decisamente alti per l’ora e i passeggeri ancora nelle braccia di Morfeo. Il tempo per prendersi la classica ramanzina paternalistica del buon senso non c’è visto che siamo già con gli scarponi sulla micro banchina di Airuno con in testa un unico pensiero: trovare un bar.
Lo si trova velocemente, un grazioso edificio dallo stile liberty di inizio novecento che ci accoglie con brioches molto invitanti e qualche sguardo locale tra l’esterrefatto e il curioso.
Un fugace passaggio tra prati di campagna e vecchi capannoni ci porta sul percorso iniziale tra foglie autunnali e il flusso calmo dell’Adda nostro perenne ottavo compagno di camminata. Divento brevemente un imbonitore dando il benvenuto ufficiale e spiegando il luogo in cui ci troviamo.
Il ritmo dei primi chilometri è da scampagnata ma ci serve per sciogliere muscoli ed eventuali ultime timidezze che cadono inesorabilmente quando, arrivati a Brivio, ci colpisce l’insegna Alveare di un grazioso asilo nido.
Il paesaggio cambia seguendo l’andatura delle anse del fiume e ci porta a Robbiate in cui prima vediamo il battello leonardesco purtroppo non in movimento e poi l’omonima diga che ci introduce alle centrali idroelettriche.
Davanti al ponte di San Michele sfoggio tutta la mia preparazione “made in Wikipedia” costruita nelle precedenti nottate tra botte di sonno narcolettico e tisane calde dai gusti azzardati.
Il gruppo è bello carico, ci integriamo alla perfezione ed è un piacere camminare e parlare a mente libera lontani dal caos milanese e dai problemi quotidiani. Siamo talmente disinibiti che ci imbattiamo a discutere di uova stravaganti progettate solo per le donne e caotiche riunioni condominiali i cui protagonisti sembrano usciti da “O’Mare Fuori”.

La spensieratezza tiene a bada il brontolino degli stomaci che tornano a impazzire alla visione di Cascina Stallazzo che, per sommo stupore degli organizzatori, risulta aperta. La scheda gita è inevitabilmente sputtanata ma nessuno se ne accorge ordinando un fumante piatto di gnocchi con luganega e birra. La tavolata, finito il pranzo, si trasforma in sede distaccata di Piano Terra con Alberto fine contabile che registra i rinnovi di Walter e Irene e la creazione della tessera numero 1221. Benvenuto Vittorio!
Salutiamo un gruppo di vigili del fuoco sommozzatori intenti a rifocillarsi alla Stallazzo e ci apprestiamo ad affrontare l’unica salita di giornata con ancora i succhi gastrici con il cartello “lavori in corso”.
Con il fiato corto e qualche sbuffo di fatica ci troviamo ad attraversare Cornate d’Adda ricca di edifici da occupare e fattorie perfette per creare una comune apeina.
Il sole è caldo regalandoci momenti più primaverili che autunnali che ci consentono di arrivare ad ammirare la bellezza architettonica della Centrale Ederle con lo spirito giusto per rimanerne ammaliati. Stentiamo a credere che tale bellezza sia per enormi turbine rumorose.
E’ il momento della foto di gruppo, la bandiera dell’Ape insieme a quella della Palestina e la mente vola a Gaza alla sua tragedia umana senza fine.

L’ultima parte della camminata risulta piacevole ma un tantino monotona spezzata dalla visioni mariane di Vittorio che non vede l’ora di vedere lo striscione del traguardo.
Un’uscita che spero abbia regalato bei momenti a tutte e tutti e l’energia positiva per affrontare la seconda parte di settimane.
Un ringraziamento speciale per Adelchi prezioso compagno nell’organizzazione e Alberto, Vittorio, Irene, Silvia e Walter per la giornata passata insieme.
L’Infra è ripartita e questa era la cosa più importante.